Riqualificazione Mercato della marina, i dubbi di Legambiente


C’è voluto un anno ma meglio tardi che mai. Per il mercato della Marina in via del Rio, forse si apre davvero una nuova stagione. L’amministrazione comunale ha ripreso l’idea progettuale di “smart market” come proposto giusto un anno fa da Legambiente. L’idea è concepita all’interno del laboratorio di rigenerazione urbana sostenibile dell’associazione ambientalista. Che finalmente può esprimere la sua soddisfazione ma con qualche precisazione.

«A parte gli aspetti tecnici progettuali relativi alla riqualificazione secondo moderni standard architettonici di utilizzo multifunzionale sui quali rimaniamo tuttora convinti, e che ci piace siano stati apprezzati, ci preme però evidenziare che la nostra proposta complessiva prevedeva già un anno fa (ed è questo il punto dirimente) un diverso modello di gestione, nell’ottica della vera rigenerazione urbana sostenibile, che mal si concilia con la modalità di gestione, prospettata nella deliberazione della giunta, che prevede un project financing per la riqualificazione del mercato con affidamento del contratto di concessione quarantennale (e con gara assegnata con il solo criterio dell’offerta più vantaggiosa, senza altre premialità sociali) ad un imprenditore o ad un consorzio di imprenditori privati, logica tra l’altro già sperimentata altrove e che tende a snaturare la struttura e la funzione sociale mercatale per farne brutte copie di centri commerciali».

Secondo Legambiente, quindi, il project financing non è il metodo opportuno. Anche perché – sottolinea ancora l’associazione – il soggetto pubblico scarica ogni responsabilità affidando la gestione del bene a privati.

Le preoccupazioni sono tante. «Ciò che potrà accadere nella realtà – afferma Legambiente – è che il gestore, in assenza di un quadro regolamentare e a meno di eventuali compensazioni, una volta incassata la concessione quarantennale, per recuperare in tempi più ragionevoli il suo capitale cercherà di aumentare i canoni di affitto dei box restringendo di molto la platea dei potenziali aspiranti ad un posto nel mercato».

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