Regionali, Sciscione candidato senza imposizioni di partito: «Ecco la mia sfida»


Ambiente, trasporti, viabilità e agricoltura. E ancora portualità e pesca, politiche sociali, sanità, lavoro. Senza partiti e senza bandiere perché – per dirla con le sue parole – è meglio sentirsi liberi di non dover «seguire ordini, direttive e imposizioni di partito». L’unico interesse deve essere quello di «ascoltare le necessità reali della collettività e del territorio. La sfida per la libertà del candidato Gianfranco Sciscione parte da Sergio Pirozzi e dalla sua lista civica.

Da presidente del Consiglio nella maggioranza guidata dal sindaco Nicola Procaccini, Sciscione proverà a tornare in Regione dove ha rappresentato Terracina per diversi mesi nella passata consiliatura. Con una dichiarazione rilasciata sulla sua pagina Facebook a poche ore dalla chiusura elettorale e dall’imposizione del silenzio, Sciscione prova a risolvere uno degli interrogativi che hanno accompagnato tutta la campagna in vista del voto del 4 marzo.

Perché candidarsi in autonomia? Perché non essere il solo candidato dell’amministrazione comunale di Terracina? C’è pure Caringi, di Fratelli d’Italia. La decisione di non far parte di alcuno schieramento politico, evidentemente, ha prevalso. Sciscione ha scelto la possibilità di non andare dietro a direttive di partito o logiche di bandiera. Caratteristica, questa, che lo ha distinto fin dal suo primo impegno politico dalla corsa col movimento di Città Nuove (guidato da Renata Polverini). Fino all’esperienza della lista civica che portava il suo nome alle elezioni amministrative del 2016. «La mia politica del fare – chiude Sciscione – si riferisce alla concretezza delle azioni che intraprenderò una volta eletto in Consiglio regionale e chi mi conosce bene, sa di cosa parlo».

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