Accusato di stalking, sentenza di non doversi procedere


Si è concluso dopo un anno e quattro mesi la vicenda nella quale è rimasto coinvolto un professionista terracinese, che in esecuzione di un’ordinanza di applicazione della misura cautelare fu arrestato a febbraio dello scorso anno, dagli uomini del commissariato di Chiusi–Chianciano Terme, assistiti in dai colleghi del commissariato di polizia di Terracina. L’uomo fu raggiunto dalla misura cautelare a seguito di fatti che, a dire dell’accusa, avrebbero integrato gli estremi dello stalking ai danni di una donna con la quale quest’ultimo si sarebbe frequentato, originaria della provincia di Siena. Nello sviluppo dell’iter processuale il tribunale del riesame di Firenze sostituì la misura degli arresti domiciliari con l’obbligo di polizia giudiziaria.

Dopo due mesi circa a seguito di ulteriori attività investigative, il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Siena applicò nuovamente la misura degli arresti domiciliari. Ma l’uomo, assistito dall’avvocato Marco Popolla, si è sempre difeso. All’esito della prima udienza dibattimentale, a settembre dello scorso anno, l’imputato è stato definitivamente posto in libertà, con un provvedimento di revoca dell’ultima misura non custodiale al momento in essere. Nei giorni scorsi – fa sapere il legale in una nota – a conclusione dell’attività istruttoria a favore dell’imputato è stata emessa una sentenza di non doversi procedere. «Ciò a cagione del fatto che la parte offesa in sede di esame, ha specificato quali erano stati gli accadimenti che l’avevano portato a sporgere la denuncia querela. Ha dunque ricostruito i fatti così come veramente verificatisi, sollecitando dunque grazie agli interventi della difesa una riqualificazione del fatto reato e infine giungendo a rimettere le querele a suo tempo sporte nei confronti dell’imputato, forse enfatizzando troppo la situazione».

Il giudice monocratico del tribunale penale di Siena, nella persona del dott. Costantini, ha emesso a seguito della camera di consiglio una sentenza di non doversi procedere. «Si è chiusa nel migliore dei modi – conclude l’avvocato Popolla – una vicenda che certamente ha creato non poco disagio al prevenuto sia in famiglia che nell’ambito della propria attività lavorativa».

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