Allevamenti di cozze, il Tar dice no. Legambiente: «Sentenza esemplare»


allevamento cozze. anxur time

È una vittoria anche di Legambiente. Dei motivi presentati nel ricorso al Tar del Lazio contro l’autorizzazione regionale per un impianto di allevamento di cozze sul litorale. La recente sentenza del tribunale amministrativo, arrivata per la struttura autorizzata nello specchio d’acqua tra Fondi e Sperlonga, del tutto analoga a quella terracinese, è «esemplare». È una vittoria, si diceva, anche del circolo “Pisco montano” di Legambiente che sul caso cozze si è battuta parecchio.

La pronuncia dei giudici: rispettare la vocazione turistica

La pronuncia è arrivata sull’impianto di 305mila metri quadrati di Fondi, mentre uno simile – ma di 500mila metri – era stato proposto per Terracina. Le analisi, i rilievi, gli studi di Legambiente hanno aiutato non poco i ricorrenti. «In primis – si legge in una nota – la sentenza evidenzia come le attività in concessione rilasciate dalla Regione, specificamente gli impianti di acquacoltura e mitilicoltura, debbono rispettare la vocazione turistica del territorio, la gradevolezza paesaggistica e l’habitat naturale in particolare quando lo specchio acqueo interessato dagli impianti in concessione è di particolare rilevanza sul piano ambientale e naturalistico come nel caso delle concessioni sulla costa pontina visto i numerosi siti di importanza comunitaria (SIC) che insistono nella zona».

I motivi della sentenza

Ma c’è un altro punto in cui i giudici del Tar sembrano concordare in tutto e per tutto con Legambiente. La sentenza ravvisa anche la necessità, più volte evidenziata da Legambiente nei mesi scorsi, di «provvedere a redigere il “Piano dello spazio marittimo che oltre a stabilire la distribuzione spaziale e temporale dei nuovi impianti di acquacoltura e piscicoltura, impone, per detti impianti, la Valutazione Ambientale Strategica (VAS) e la Valutazione di Incidenza Ambientale (VIA)». Altra questione importante, la sentenza ribadisce la non esistenza del carattere di urgenza dell’anticipata occupazione ai fini della sperimentazione per la classificazione delle acque. Insomma – conclude l’associazione ambientalista – «un gran pasticcio, una sentenza pesante ed una brutta pagina per la Regione Lazio».  «Speriamo solo che adesso si metta finalmente una pietra tombale sopra la sconcertante vicenda degli impianti di cozze su tutto il litorale pontino».

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