Alovisi (Confartigianato Imprese Latina): “Senza il buonsenso falliranno tante aziende”


Il decreto del governo sulla fase due fa infuriare gli artigiani e i commercianti in tutta Italia e la presa di posizione da parte delle associazioni di categoria sono dure. Confartigianato esprime «incredulità, sconcerto ed amarezza». Lo fa attraverso le parole di Salvatore Alovisi, presidente provinciale di Confartigianato Imprese Latina, categoria Comunicazione e Marketing, dopo i provvedimenti annunciati domenica dal premier. «Mentre tutti gli imprenditori si aspettavano di poter finalmente aprire il 4 maggio – osserva Alovisi – abbiamo appreso dal governo, senza alcuna giustificazione che la riapertura per molti sarà spostata al 18, che i pubblici esercizi non riapriranno prima del 1′ giugno. Si chiede all’artigianato e al commercio un sacrifico troppo pesante senza misure compensative e con un annuncio senza commenti». Posti di lavoro fortemente a rischio se dovesse perdurare ancora la situazione. Con queste scelte si condannano le imprese artigiane, del commercio, della cura della persona e della ristorazione al fallimento: «La cassa integrazione ai lavoratori dipendenti ancora non è stata pagata, col risultato che molte famiglie che arrivano abitualmente a fine mese grazie agli stipendi, oggi sono finite ad ingrossare la lista per richiedere i buoni spesa del Comune e non sanno come pagare l’affitto. Il mondo agricolo cerca disperatamente manovalanza e, anziché attingere alle lunghe liste di coloro che riscuotono i 750 euro previsti in qualità di reddito di cittadinanza, si preferisce quella stessa cittadinanza regalarla in tutta fretta agli stranieri. A noi imprenditori, che paghiamo ogni anno il 68,5% dei nostri ricavi allo Stato, anziché un risarcimento a fondo perduto proporzionale al fatturato perso, così come accade in altri paesi europei, una moratoria sui finanziamenti di almeno 12 mesi, è stato riconosciuto un misero e persino offensivo assegno di 600 euro e siamo stati obbligati a contrarre nuovi importanti debiti bancari senza alcuna reale agevolazione, perché le banche valutano il merito creditizio anche per i prestiti di 25.000 euro, applicano interessi di mercato e richiedono la firma a garanzia dell’imprenditore, anche laddove garantisce lo Stato. Speranze fortemente deluse dal ‘Cura Italia’ e ancor più deluse dal successivo Decreto Liquidità ed infine totalmente azzerate dal discorso di Conte sulla Fase 2 – conclude Salvatore Alovisi – La soluzione? Annullamento delle tasse del 2020, riduzione sensibile di quelle del 2021, azzeramento dei costi di accesso al credito, ovvero che lo Stato si accolli il costo degli interessi richiesti dalle banche, moratorie estese a 12 mesi e riaperture il 4 maggio con l’impiego di ogni dispositivo necessario a garantire la sicurezza. Questo dovrebbe essere il punto di partenza per sostenere il mondo delle imprese e non servono menti privilegiate per capirlo: basterebbe il buon senso».

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