Ambulatorio di ostetricia, risponde la politica di Fondi


«Se la Asl aveva ritenuto opportuno l’apertura di un ambulatorio di ostetricia a Terracina per far fronte all’impossibilita per le partorienti di venire a Fondi per fare controlli propedeutici al parto nel periodo della cd zona rossa, avrà fatto evidentemente le sue valutazioni oggettive, le stesse che oggi, superata l’emergenza (almeno quella acuta della città), l’avranno portata alla decisione di chiudere tale ambulatorio. D’altronde lo “spostamento” era stato definito come momentaneo». Questo il contenuto in una nota dei gruppi consiliari del Comune di Fondi, che intervengono quindi nella diatriba politica innescata a Terracina. «Consideriamo normale che ogni amministratore auspichi una maggiore presenza di servizi anche sanitari nella propria città, ma come sanno oramai tutti, da tempo, la sanità laziale e soprattutto quella pontina nella sua programmazione aziendale, in ragione delle scarse risorse mediche, è orientata a garantire dei percorsi sanitari specifici. È chiaro che un ambulatorio di prossimità, di qualunque genere, può essere utile nelle attività di primo livello, ma è altrettanto vero che in un momento storico fatto di scarse risorse è più opportuno evitare la dispersione di operatori sanitari e tecnologie. D’altronde fu il concetto alla base del quale, qualche anno fa, venne disposta la chiusura del reparto di chirurgia, proprio dell’ospedale fondano, per concentrare il tutto al Fiorini di Terracina; come tra l’altro le stesse attività di emergenza sono previste anch’esse a Terracina in una logica di sicurezza dei pazienti e degli operatori sanitari. Nella programmazione aziendale, da tempo, la rete perinatale provinciale è articolata in tre ospedali (Latina, Fondi e Formia) dove ultimamente sono state anche investite ulteriori risorse economiche per il relativo potenziamento. Non è una questione di campanilismo, perché abbiamo sempre sostenuto che la Regione debba investire molto di più negli ospedali sia di Fondi che di Terracina, perché questi vanno visti si nell’insieme ma come ospedali di riferimento di un territorio dell’area centro della Provincia la cui densità abitativa e la sua configurazione non può consentire di immaginare un’offerta sanitaria concentrata solo a nord e sud. Inoltre, crediamo fermamente che le forze vadano unite per condividere le richieste di potenziamento di tutta la sanità provinciale, perché è sotto gli occhi di tutti che mentre si dibatte di un ambulatorio, negli ospedali di riferimento della provincia (Latina e Formia) c’è una carenza di organino e tecnologie che spesso ne riduce le potenzialità. Basti pensare alla limitazione del servizio di emodinamica di Formia, funzionante H/12, alla carenza dì anestesisti, ortopedici e pediatri che a volte rischia di compromettere la continuità delle prestazioni in questi ospedali».

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