Ambulatorio di Ostetricia, Tintari scrive a Zingaretti


La sindaca Roberta Tintari scrive al Presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti per chiedere spiegazioni a proposito dell’Ambulatorio di Ostetricia attivato e immediatamente dismesso presso l’ospedale di Terracina.

«Gentile Presidente,

con la presente sono a manifestarLe tutto il mio disappunto per la notizia, preannunciatami con telefonata del 17 aprile da parte del direttore sanitario ASL di Latina, dottor Visconti, della chiusura dell’ambulatorio di ostetricia appena attivato presso l’ospedale di Terracina. Ambulatorio aperto neanche pochi giorni fa, per consentire alle donne partorienti del comprensorio di Terracina (100mila residenti circa) di non recarsi presso altri presidi ospedalieri distanti dalla propria abitazione per lo svolgimento delle necessarie visite pre-parto. Soprattutto si voleva evitare a queste donne, in un momento di estrema apprensione per la loro salute e per quella dei propri nascituri, di essere costrette a recarsi presso l’ambulatorio ostetrico dell’ospedale di Fondi. Un nosocomio ed una città, purtroppo, gravemente colpite dall’emergenza Coronavirus, tanto da richiedere da parte Sua l’emissione di un provvedimento con restrizioni eccezionali per contenere i focolai di Covid-19 ivi presenti. Conservo di queste donne i messaggi e le email attraverso le quali mi chiedevano accoratamente di aiutarle, intervenendo presso la direzione Asl di Latina.

Devo ancora capire se tra le mie emozioni prevale la rabbia, lo sconcerto o l’incredulità per una vicenda che, me lo lasci dire, è stata gestita con schizofrenia e incomprensibilità, almeno in apparenza, perché la successione degli eventi trova spiegazioni solo in dinamiche più simili alle volubilità politiche che alla gestione di un servizio sanitario, per di più in una condizione di estrema emergenza. Faccio notare, senza troppi giri di parole, che la città di Terracina ha già dato in tempi recenti e non ha intenzione di recedere davanti all’eventuale palesarsi di nuove “perturbazioni” politiche. 

Siccome chi Le scrive non è avvezza a fare le cosiddette “piazzate”, né amministrative né mediatiche, e da sempre preferisce la collaborazione istituzionale come strumento di utilità al benessere dei cittadini, capisce come questa mia netta presa di posizione assuma un valore più alto rispetto alle manifestazioni di chi è solito esprimere le proprie idee con maggiore clamore. 

Passiamo ai fatti (ribadisco: schizofrenici): in considerazione della difficile e pericolosa situazione epidemiologica verificatasi nella città di Fondi, lo scorso 24 marzo la Direzione Generale della ASL di Latina produce una nota con la quale comunica ai dirigenti e responsabili ospedalieri di Fondi, Formia e Terracina, nonché al sindaco di Fondi, escludendo inspiegabilmente i sindaci di Terracina e Formia, che a causa dell’emergenza Covid-19, l’intero servizio neonatologico e pediatrico sarebbe stato riorganizzato tra i  tre nosocomi prevedendo, tra le misure, l’attivazione di un ambulatorio ostetrico presso l’Ospedale di Terracina (con orario 8-18 dal lunedì al venerdì) in considerazione del ragguardevole numero di gestanti provenienti da Terracina e dai Comuni limitrofi.  Non passano nemmeno 24 ore ed ecco che il 25 marzo la stessa Direzione Generale della ASL, in netta contraddizione (confusione? pressione? Vallo a capire…) emette un provvedimento con cui informa Sua Eccellenza il Prefetto di Latina e il sindaco di Fondi, escludendo ancora i sindaci di Terracina e Formia, che quanto disposto il giorno prima era sospeso, provocando ulteriore disorientamento e preoccupazione tra gli amministratori e i cittadini che avevano sperato di poter contare su un’assistenza sanitaria per lo specifico tema improntata ad una maggiore sicurezza. 

Al “Fiorini” di Terracina si scoprirà in seguito, verrà attivato un ambulatorio aperto solo il martedì e giovedì dalle ore 8 alle ore 14, con una strumentazione talmente scarsa e inadeguata che usufruire del servizio per le gestanti è praticamente impossibile, tanto che le difficoltà nascono già in sede di prenotazione perché non è previsto nemmeno un codice specifico da indicare per l’ottenimento della prestazione. L’unico codice di prestazione aperto è “visita ostetrica”, l’ecografo è arrivato funzionante solo martedì 15 aprile e della sonda endovaginale ancora non c’è traccia nell’ambulatorio. Ora mi si annuncia telefonicamente che il servizio verrà cancellato poiché la richiesta di accessi è troppo bassa per mantenerlo in funzione. Forse perché quell’ambulatorio, così maldestramente concepito, non è stato MAI messo in grado di espletare le prestazioni richieste e per le quali è stato aperto? Veramente un bel pacchetto confezionato e infiocchettato con cura: complimenti. Nel frattempo, dei miei concittadini sono deceduti a causa del Covid-19 contratto proprio all’interno della struttura ospedaliera “San Giovanni di Dio” di Fondi. 

Ho testimonianze di gestanti e medici che chiedono rispettivamente la possibilità di usufruire ed erogare il servizio in considerazione dell’alto rischio che tutti corrono a frequentare l’ospedale San Giovanni di Dio in queste settimane. Nei giorni scorsi, quando Fondi era ancora Zona Rossa, un pediatra ha posto i seguenti quesiti che oggi non vengono comunque meno poiché il rischio è ancora alto: “Ho evidenziato, a mio avviso, delle criticità colpose che potrebbero acuire il contagio: 1. La possibilità di un famigliare accanto alla puerpera, favorisce, con il suo andirivieni dal reparto, il circolo virale. Il reparto andrebbe blindato, così come accade altrove. 2. Il libero accesso in ospedale/ostetricia (anche per parti programmati) di persone provenienti da fuori Fondi. Premesso il rischio, non motivato per loro (esistendo altre strutture ostetriche idonee fuori zona rossa) di contagio, entrando in una zona blindata, si pone un problema di importante evidenza al momento della dimissione della puerpera e partner. Infatti, una volta a casa, dovrebbero rispettare una quarantena fiduciaria. Chi se ne occupa? È previsto un tampone a fine quarantena? Se dovesse verificarsi qualcosa? Chi ne risponde?”

Questa mia lettera, gentile Presidente, rappresenta un estremo tentativo di affidarmi a Lei come massimo rappresentante dell’Istituzione competente in materia di sanità, ma è da considerarsi a tutti gli effetti una diffida nei confronti della ASL di Latina affinchè venga non solo mantenuto in funzione l’ambulatorio ostetrico presso l’ospedale “A. Fiorini” di Terracina, ma che, anzi, lo stesso ambulatorio venga potenziato nel personale e nella strumentazione secondo la nota Asl del 24 marzo 2020. 

Sia chiaro, io non mi fermo. Davanti all’esigenza di sicurezza delle gestanti e dei nascituri della mia città e dell’intero comprensorio (Terracina, Sabaudia, San Felice Circeo, Priverno, Sonnino, Pontinia), forte del buon senso, della responsabilità di cui sono investita e delle innegabili preoccupazioni manifestatemi dalle donne, dalle famiglie, da ginecologi e pediatri sono determinata a percorrere tutte le strade, da quelle istituzionali fino a quelle giudiziarie, per garantire la sicurezza sanitaria e sociale dei miei cittadini e di quelli futuri, cioè quelli ancora nel grembo delle madri, i più indifesi. 

Speravamo tutti, me compresa, che fosse finita la stagione delle “chiusure” dei reparti, dei posti letto, degli ambulatori, degli ospedali; che si fosse capita la necessità di non sacrificare la risposta sanitaria sull’altare dei tagli alla spesa pubblica. Onde dover rincorrere l’emergenza, quando questa si manifesta in tutta la sua crudezza.

Desidero concludere la presente con una manifestazione di sincera speranza e fiducia (io continuo a nutrirne nei confronti degli esseri umani e degli amministratori della Cosa Pubblica, nonostante tutto) verso l’Istituzione che Lei rappresenta». 

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