Caso tamponi a scuola, il Pd rincara la dose: “Incapaci di gestire un semplice piano”


«Incapaci a gestire e coordinare un semplice piano tamponi». Con queste parole il commissario del Pd di Terracina, Carmela Cassetta, boccia il rientro a scuola con i tamponi a Terracina organizzato dal Comune.

«Da non credere – si legge in una nota -.Succede che l’amministrazione, attraverso il dipartimento politiche sociali, che trova il suo alter ego politico nell’assessore Di Tommaso, decide, su richiesta di molti genitori, di effettuare screening tamponale direttamente nei plessi scolastici previo accordo di massima, e sottolineiamo di massima, con gli istituti che avevano aderito. Succede che lo stesso giorno di apertura dei plessi, esattamente il 7 aprile, genitori e alunni si presentano,prima dell’entrata, davanti alle scuole, generando così un assembramento senza precedenti e relativa incredibile difficoltà a gestire il tutto fino al punto di dover ricorrere alle forze dell’ordine per sistemare il caos che si era generato.

Come lo spiega la sindaca?

“L’organizzazione dell’ingresso a scuola degli alunni e dell’accesso dei ragazzi che hanno scelto di eseguire il tampone non è in alcun modo riconducibile al Comune. In nessun punto della nota in questione e in nessuna altra circostanza il Comune ha mai detto alle scuole che gli alunni che hanno scelto di eseguire il tampone non sarebbero dovuti entrare regolarmente insieme agli altri e attendere fuori con un genitore. La nota non recava un calendario di appuntamenti, ma solo l’orario di arrivo nel plesso da parte del personale, presupponendo la presenza degli alunni già in classe, da chiamare al momento del tampone. Non è compito del Comune e men che meno desiderio entrare nelle dinamiche organizzative delle scuole, ci mancherebbe altro”. E ci fermiamo qui.

Quello che è realmente accaduto

Quello che invece raccontano i tre dirigenti dei plessi coinvolti va in ben altra direzione. Dopo un primo contatto telefonico con i responsabili degli Istituti sono state raccolte le adesioni. Dopo la telefonata però “nei giorni successivi, paventando già l’eventualità che si potessero verificare inconvenienti, abbiamo ripetutamente chiesto un incontro alle Autorità locali competenti, al fine proprio di stabilire le più opportune modalità operative. Nulla di fatto”. I dirigenti scolastici hanno comunque insistito chiedendo ripetutamente il calendario degli orari che gli è stato fornito sono il pomeriggio del giorno precedente la riapertura. Una follia solo pensarlo. L’altra di follia, è stata quella di prevedere i tamponi una volta che gli alunni erano in classe. Perché, come hanno spiegato i tre dirigenti, “che senso ha far accedere gli alunni in classe e poi magari trovarli positivi al test? Per noi significa un’intera classe in quarantena per almeno 10 giorni, fatto accaduto e scongiurato proprio perché gli alunni non sono entrati a scuola prima dell’effettuazione del tampone. Inoltre, nel caso di alunni con disabilità, vuol dire quarantena anche per il docente di sostegno. Inoltre, nel caso della presenza di alunno fragile nella stessa classe, vuol dire tampone per tutti prima del rientro a scuola. Ci chiediamo: perché il calendario orario dei test non è stato concordato con le scriventi? Ci chiediamo: perché il calendario orario non è stato rispettato, atteso che i ritardi non sono imputabili alle sottoscritte in quanto il numero degli alunni coinvolti era stato comunicato nei tempi concordati?”. Terza follia, l’amministrazione sostiene che non era loro intenzione far accompagnare gli alunni dai genitori, cosa che ha generato maggior caos fuori gli Istituti. “L’ovvia risposta delle scuole, Ma la scelta delle scuole di far accompagnare i bambini dai loro genitori/tutori per l’effettuazione del test era ed è stata inevitabile, in quanto determinata dal rigoroso rispetto del diritto all’integrità psicofisica e dal diritto alla salute dei minori. Il test infattirappresenta forzatamente un atto pur minimamente invasivo dell’integrità fisica degli alunni; esso di conseguenza necessita della presenza dei genitori stessi, unici legittimati a poter assistere i figli, così garantendo loro la serenità ed il benessere psicofisico. Inimmaginabile era quindi per le scuole pensare di far entrare i bambini regolarmente in classe e chiamarli poi ordinatamente ad effettuare il test!!! Ed infatti, laddove l’esito del tampone avesse rilevato la positività anche di un solo bambino, la scuola avrebbe dovuto isolare quest’ultimo dai compagni, convocare con massima urgenza i genitori per farlo venire a prendere; da ultimo, porre in quarantena una intera classe, appena faticosamente rientrata a scuola dopo un già lunghissimo periodo di assenza”.

Conclusioni

Ci chiediamo come facciano a governare una Città se questo è il bigliettino da visita di un piano tamponi. Magari dovrebbero raccontarlo alle migliaia di elettori che li hanno votati».

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