Credito e imprese, Zicchieri: «Dalla Regione disposizioni senza logica»


L’illogica disposizione di reintrodurre nella Regione Lazio la lettera r) del comma 2 dell’articolo 18 del decreto Bassanini che penalizza in maniera dirompente l’accesso al credito delle PMI del territorio Laziale approvata dal Consiglio Regionale del Lazio nella seduta del 10/01/2019. Lo afferma in una nota il deputato terracinese della Lega Francesco Zicchieri. «Da uomo politico ritengo che abbiamo il dovere morale e sociale di ascoltare e confrontarci quotidianamente con i cittadini e le imprese che sono l’asse portante e il cuore pulsante della nostra nazione per constatare da vicino i reali bisogni e le necessità della nostra comunità. Non c’è politica futura che non parta dalla centralità dell’ascolto delle esigenze dei territori ed in questi 2 questi giorni a gran voce moltissimi imprenditori del territorio laziale, con determinazione e preoccupazione, mi hanno contattato e avvicinato per evidenziarmi la preoccupazione derivante dal reinserimento nella Regione Lazio della lettera r) del comma 2 dell’articolo 18 del decreto Bassanini.

Il credito è un volano fondamentale per la crescita del Paese. Per favorirne e sostenerne la ripresa, è indispensabile che le micro, piccole e medie imprese possano usare liberamente tutti gli strumenti di garanzia esistenti senza imporre limitazioni assurde che hanno solo obiettivo di favorire vecchie logiche corporative a danno del nostro sistema imprenditoriale. Nella seduta del 10 gennaio 2019 il Consiglio regionale del Lazio ha approvato un ordine del giorno collegato alla proposta di Legge n.85 del 3 dicembre 2018 “Legge di Stabilità Regionale 2019” che rischia di penalizzare in maniera molto pesante l’accesso al credito delle Micro e Piccole Imprese in un periodo storico ed economico particolare. Questa proposta rischia di compromettere fortemente l’accesso al credito soprattutto delle Micro, Piccole e Medie Imprese vero motore della nostra economia regionale in quanto, come già sostenuto in altre occasioni, la lettera ‘R’ permette alle Regioni di escludere o a limitare la garanzia diretta del Fondo Centrale di Garanzia sul credito penalizzando non poco il sistema imprenditoriale italiano. Una norma anacronistica, perché pensata prima dell’avvio del Fondo stesso, che oggi rischia di avere effetti dirompenti sull’accesso al credito per le imprese, in particolare per quelle di minori dimensioni. È infatti del tutto evidente che introdurre l’obbligo di intermediazione da parte di un terzo soggetto non può che allungare i tempi e incrementare i costi dei finanziamenti. Anche perché costringe le imprese a passare per la strada meno conveniente: la garanzia pubblica diretta ha commissioni inferiori, gratuite per le imprese ubicate nel Mezzogiorno, per l’imprenditoria femminile, sulle start up innovative e sul microcredito. E, cosa molto importante, è a ponderazione zero, cioè non necessità dell’accantonamento dell’80% del finanziamento da parte dell’istituto di credito.

Questa proposta, che contiene premesse e motivazioni completamente infondate e prive di ogni contenuto oggettivo sia tecnico ma soprattutto, cosa più grave, completamente scollegate dalla realtà economica, finanziaria e soprattutto dalle normative vigenti nel settore del credito e degli strumenti di mitigazione, avrà come unico effetto immediato quello di penalizzare e paralizzare in alcuni settori l’accesso al credito soprattutto delle Micro e Piccole Imprese del territorio Laziale. Mi impegnerò fin da subito con i miei colleghi del partito affinché questa proposta venga assolutamente bloccata perché avrà degli effetti devastanti sul territorio e soprattutto cosa più grave penalizzerà principalmente le Micro e Piccole Imprese vero motore della nostra economia regionale. Inoltre sensibilizzerò i miei colleghi di Governo sul tema per cancellare definitivamente le disposizioni previste dalla Lettera ‘R’ ed eliminare una volta per tutte il problema, rimuovendo uno dei principali ostacoli all’utilizzo del Fondo Centrale di Garanzia da parte delle micro, piccole e medie imprese».

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