Diportisti: “Approdi abusivi? Dateci tempo il mare è la nostra vita”


“La nostra storia è stata spazzata via in pochi minuti”. La storia di terracinesi amanti del mare e della marineria, cresciuti con la passione della pesca, dell’hobby dell’uscita in barca. Niente yatch sfarzosi ma umili imbarcazioni, dalle quali apprezzare il tramonto o l’alba e con le quali andare a pesca con gli amici.
Marco Roma, uno dei proprietari delle imbarcazioni ormeggiate nei pressi del ponte di via Cristoforo Colombo, è il portavoce di un gruppo di circa 60 diportisti che il 4 maggio, in piena pantemia, hanno trovato sulle loro barche un foglio con l’obbligo di spostarle entro due settimane, pena una sanzione di 2mila euro e una possibile denuncia penale.


Marco lancia un appello, lo fa col cuore di chi su quelle piccole barche, certamente non di lusso, ha vissuto momenti unici: “Qui sono diventato uomo – spiega commosso attorniato dagli amici che si trovano nelle stesse condizioni – nelle nostre vene scorre il mare”.
Non entra nel merito del provvedimento (motivi di sicurezza), ma quello che non va giù a Marco sono i tempi e i modi dell’operazione. Perché da terracinese, dopo 30 anni vedersi privati di quel posto, trattati come delinquenti, è qualcosa difficile da digerire. “Non ci hanno dato un’alternativa. Siamo naturalmente disposti a pagare una concessione annua agevolata per i residenti come succede in tanti altri luoghi di mare, come Ponza per esempio. Con la crisi economica dovuta alla pantemia e con i cantieri pieni di barche i tempi dati dall’ufficio circondariale marittimo di Terracina, quindici giorni, non sono facili da rispettare, anche perché per spostare una barca ci vogliono circa 500 euro. E soprattutto spostarla dove? Non era meglio trovare prima una soluzione alternativa? La storia non si può spazzare via…

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