Dopo il festival delle emozioni, quello delle primarie.


Emozioni, emozioni, emozioni. Il festival delle emozioni, che si è consumato ​in questi giorni, è stato l’apice della storia culturale di maggio, nonché degli ultimi dieci anni a Terracina.

Ad aprire la kermesse sono stati personaggi d’eccellenza, della più squisita tradizione francese, ispirati dagli scritti di Dumas: parlo proprio dei tre(dici) moschettieri che hanno fatto gli onori di casa all’amministrazione Procaccini facendo provare al fu Sindaco un’emozione tra le più dure e forti, di quelle che ti portano a dichiarazioni, come quelle che giravano nei corridoi del potere: “no, per favore lì no!” – sembra aver affermato il primo cittadino. (riferendosi chiaramente alla firma de consiglieri apposta all’atto di dimissioni).

Il festival delle sensazioni. Da ora si chiamerà così il festival d’apertura dell’estate. Preso atto della bolla papale e la “scomunicatio vitando” si pensa che si farà comunque nonostante il programma prevedi un ciclo, di dubbia qualità “morale” di cibi, essenze, oli, distribuiti da bronzei adoni nel più chiaro stile orgiastico; “insomma un puttanaio”, Chiosa così il vescovo di Latina, Mons. Crociata.

Il festival degli indifferenti. Si farà a metà tra quello delle emozioni e quello delle sensazioni. Si prevede per questa pre- inaugurazione dell’estate, l’exploit. Gente da ogni dove verrà con i propri lussuosi mezzi, ad apprezzare le migliaia di attrazioni offertegli dal comitato di organizzazione. Tra le attrazioni per bambini e persone d’ogni età ci saranno simpatici siparietti come omicidi, rapine, falsi in bilancio, corruzione, concussione, un posticino qua per quello là – il figlio dell’amico dell’ “amica” – e altri fattacci di poco conto, riguardo i quali si può passare avanti giocando a recitare quanto scritto sulla brochure, frasi come “sono tutti uguali” “i chiu pulit t’è a rogn” ” non so fatti tuoi – riferito all’eventuale figlio stupefatto – , cammina!” . Il tutto, traversando, con indifferenza, appunto.

Il festival delle primarie. L’evento presumibilmente si svolgerà a fine estate, ma è lui il più atteso! Nonostante tutti pensiate che si stia parlando dell’ormai celeberrimo modus operandi per la scelta del candidato a cariche politiche monocratiche, si parla di un gioco per bambini, compresi tra i 5 e i 15 anni. Si gioca a squadre di solito e con un pallone. Il problema fondamentale di questo gioco è che ogni squadra può decidere con quanti giocare: ciò crea non pochi problemi vista la forte ingerenza di grossi capitali investiti su adolescenti e preadolescenti. Evidentemente il gioco ha preso una piega inaspettata.

Ma veniamo alle squadre. Si inizia con i “Baffettos“, caratterizzata dagli stessi giocatori da 15 anni che si definiscono “zoccolo duro“. Per lo più sono sempre al limite con l’età in quanto quattordicenni. Su di loro, c’è un fascicolo aperto dalla procura per l’effettiva incongruenza di età. Pronta però la fusione con i “Moby Dick” gestiti addirittura a livello nazionale da un tipo alto, accento mediceo e dentini. L’urlo di battaglia ricorda i sette nani – possibile vista l’età compresa tra i 7 e i 9 anni – che fa “andiam andiam andiam a rottamar”. Sono a migliaia e di ogni paese. Quando si gioca quelli delle altre squadre, addirittura si travestono, pensando a quanto possa essere stupendo giocare con loro, o forse affascinati dalla musicalità del grido battagliata.  L’effettiva congruenza con i grandi val bene il soprannome di “renziani“.

Immancabile la penultima squadra “Terracina ai Terracinesi“. Loro sono gli imbucati, con la loro dialettica  idiota e qualche sprazzo di turpiloquio. In ultimo i “Civatians“, loro più che imbucati sono incazzati perché a quanto pare i renziani si sono accordati con tutti gli altri. Questo il motivo della conferenza stampa in cui il capitano, preannunciando la partecipazione ad altri torne,  dichiara a margine: basta la palla è mia e gioca chi dico io.

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