Emergenza Covid-19 e crisi economica, intervista a Di Pinto


È sempre più grave la crisi economica conseguenza dell’emergenza Coronavirus in Italia. Cosa si può fare? Quali sono gli aiuti economici che attendono famiglie e imprese? Ne abbiamo parlato con Silviano Di Pinto, Direttore Commerciale e marketing di Confesercenti Nazionale e coordinatore provinciale della Lega-Salvini premier.

  1. Partiamo dal quadro attuale… quali sono i provvedimenti già previsti nel Cura Italia che favoriscono le imprese e gli imprenditori…

Ci sono diversi interventi nel Cura Italia a favore delle imprese: misure fiscali, in materia di lavoro, misure sul credito alle PMI ed alcune misure settoriali. Ma il problema vero è che rappresentano interventi che a livello economico e produttivo potrebbero andar bene in situazioni di crisi congiunturale ma qui ci troviamo di fronte ad una grave e seria crisi strutturale e gran parte dei benefici stimati da queste misure rischiano di essere sterilizzati e inadeguati sia per imprese che per i privati.

  1. Lei è uno dei tecnici più ascoltati dal sistema creditizio… cosa bisogna fare che ancora non è stato fatto?

Serve un piano shock che impegni risorse quantitativamente rilevanti, che sostenga attraverso una politica monetaria espansiva la liquidità delle imprese e faccia leva su tutte quelle misure necessarie per far fronte ai rilevanti cali della domanda privata e, quindi, di fatturato delle imprese senza se e senza ma! Occorre una strategia economica dove la perdita di reddito del settore privato deve essere coperta dallo stato con strumenti immediati di finanza pubblica per proteggere privati e imprese da una situazione di cui non sono responsabili. Le perdite devono essere assorbite, totalmente o in parte, dai bilanci pubblici con qualsiasi strumento efficace di politica espansiva. Le “guerre” devono essere finanziate da un aumento adeguato del debito pubblico e serve un immediata e reale iniezione di liquidità che è essenziale per le aziende per coprire le spese operative durante la crisi.

 

  1. Il tessuto imprenditoriale delle piccole e medie imprese delle province di Frosinone e Latina è in grado di reggere di fronte allo tsunami della pandemia? La fotografia e questa risposta è valida per qualsiasi territorio della nostra nazione che è composta per il 99.03% da micro piccole e medie imprese. L’unico modo per evitare il crack dell’intera economia è mobilitare pienamente l’intero sistema finanziario: mercato obbligazionario, soprattutto per le grandi aziende, e sistema bancario per le Micro e Piccole imprese, e va fatto immediatamente, evitando ritardi burocratici e non bloccare il sistema dei pagamenti. Le banche, ad esempio, dovrebbero prestare denaro alle imprese e diventerebbero “strumenti di politica pubblica” e il capitale di cui hanno bisogno per svolgere questo compito deve essere fornito dal governo sotto forma di garanzie statali. Una profonda recessione è inevitabile ma occorre agire con sufficiente forza e rapidità affinché non si trasformi in una prolungata depressione, resa più profonda da una pletora di fallimenti che lascerebbero danni irreversibili.
  2. Si parla molto di riconversione. Pensa ci sia spazio anche per alcune delle nostre imprese?

In questo periodo parlare di riconversione è prematuro. Occorre prioritariamente salvare le imprese con qualsiasi strumento di politica economica, poi ripartire ed avviare seri processi di riconversione. Non dimentichiamoci che la maggior parte delle nostre micro e piccole imprese sono sottocapitalizzate, dipendenti dal capitale di terzi (fornitori e banche) e non hanno la forza economica di reggere senza “cash Flow” altri giorni questa grave situazione.

  1. Passiamo dai provvedimenti governativi a quelli regionali. C’è spazio e ci sono opportunità anche qui per alcune imprese?

Sia gli interventi regionali che di qualsiasi altra amministrazione pubblica sono necessari ed utili a condizione che siano mirati e tendenti verso misure che hanno impatti con effetti moltiplicativi sul sistema economico territoriale. Occorrono strumenti che siano mirati verso politiche di creazione di valore per il tramite di denaro pubblico e non all’assistenza e all’abbattimento di costi. Occorre generare “cash flow” alle imprese per ripartire.

  1. Parliamo delle partite iva. Dei tanti lavoratori autonomi senza garanzie. Ritiene sia stato fatto abbastanza per loro?

Nulla. Purtroppo il DL Cura mette in “quarantena” questa categoria e  il provvedimento varato il 16 marzo dall’esecutivo è un’occasione mancata di riconoscimento di una fascia di lavoratori particolarmente fragile.

  1. Come in tutte le grandi crisi della storia, lei che notoriamente è un ottimista, pensa che anche questa volta ci potrebbe essere un futuro di opportunità? Questa volta mi spiace ma sono preoccupato e con sincerità vi dico che se non saranno adottate misure di politica economica immediate per generare cash flow e non bloccare il sistema dei pagamenti ci saranno opportunità solo per Fondi Stranieri e il sistema della malavita organizzata.

 

  1. Se avesse la possibilità di inserire tre norme nei prossimi decreti su quali si concentrerebbe

Le sto pubblicando da diversi giorni. Le norme immediate ed urgenti al momento sono

 

  • linea di credito “dedicata”, “specifica” ed “obbligatoria” da parte delle Banche alle PMI e garantita per l’80% dal Fondo di Garanzia di cui alla L.662/96 necessaria a non bloccare il sistema dei pagamenti
  • Aiuti sotto forma di garanzie su prestiti fino al 31.12.2020 rilasciati in esenzione al regime de minimis richiamando in particolare l’art.107 comma 3 lettera B del Trattato di Funzionamento Unione Europea.

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