Emergenza Covid e scuola, la Lega: «Tanti problemi, chi governa sembra non accorgersene»


Sulla questione scuola e sulle molteplici problematiche inerenti anche ai pericoli Covid una dura nota congiunta del coordinatore Comunale della Lega di Latina, Armando Valiani e della nuova responsabilità e scuola del partito, Cinzia Romano. «La scuola non è un elemento accessorio della società né tantomeno lo strumento per far quadrare i bilanci del Ministero dell’economia di turno – scrivono nella loro nota Valiani e Romano -. Non è il mezzo per creare un popolo di gente non pensante e una massa di elettori che non si pongono domande sul passato e sul futuro. La scuola ha il compito di creare le fondamenta di una società civile e civilizzata, la prospettiva di una crescita culturale ed economica. E piuttosto che tutelarla nel suo complesso e nella sua complessità si fanno scelte scellerate dal punto di vista organizzativo, amministrativo e del taglio di fondi massiccio. E’ stimato che il 60% delle scuole italiane non sia a norma. L’amianto sembra essere presente in 2400 scuole italiane, che si traducono in 350mila alunni e 50mila docenti. Il personale è insufficiente a garantire sicurezza, il regolare apprendimento didattico e il processo di inclusione. Docenti di sostegno in numero sempre più esiguo rispetto ad un numero crescente di alunni certificati. Alunni Bes ( Bisogni Educativi Speciali), non certificabili, in aumento, i quali richiedono una particolare attenzione da parte del docente che ne ha la presa in carica e si trova da solo a gestire un’ intera classe, spesso formata da oltre venti alunni. La pedagogia è sostituita dalla burocrazia, e quello che un tempo era definito il sistema scolastico invidiato dal mondo, oggi è un’azienda di processi burocratici per lo più inutili e affaticanti con la conseguenza della sindrome di burnout di cui molti insegnanti soffrono. Una scuola dunque che fa acqua da tutte le parti. Eppure chi è chiamato ad occuparsi di essa sembra non accorgersene, tanto a livello nazionale quanto a livello locale. Oggi la priorità è divenuta il banco a rotelle, come soluzione ad impedire il contagio in un’aula di circa 40 metri quadri, o poco più, in cui sono presenti anche oltre venti allievi. Sei mesi di tempo per poter rendere sicure e d efficienti le scuole e l’unica cosa che si è riusciti a produrre è il banco singolo. Non sono stati resi praticabili spazi esterni funzionali. Non è stato effettuato alcun intervento strutturale relativo a garantire una sufficiente areazione degli ambienti quale condizione necessaria per ridurre la concentrazione delle particelle sospese che sono la fonte principale di contagio. Non è stato messo in essere un piano di trasporto scolastico adeguato a limitare il contagio, tant’è che gli alunni continuano a viaggiare accalcati. Non è stato predisposto per tempo un piano di assunzioni e incarichi, tale da garantire coperture necessarie nelle scuole. Non è stato predisposto alcun intervento mirato a tutelare la salute dei soggetti fragili per i quali ci si è limitati alla richiesta di un certificato medico che ne attesti la patologia, senza che ad esso siano seguite azioni concrete. Non è stato previsto nessun compenso economico per l’alto rischio a cui gli insegnanti sono sottoposti come indennizzo per il proprio rischio biologico, così come avvenuto per altre categorie. Le stesse istituzioni locali che si dicono attente nell’impedire il diffondersi del virus, forniscono mascherine FFP2 e visiera soltanto agli insegnati di sostegno. Gli altri docenti, che non sono certo di serie B e assumono anche il ruolo del docente di sostegno che non arriva a coprire le 22 ore su un alunno, sono graziati di una mascherina chirurgica che sappiano essere non adeguata a garantire protezione personale. Nelle scuole dell’infanzia comunali del territorio di Latina, contrariamente a quanto dettato dalle linee guida si decide di unire classi e sezioni per assenza di personale, mettendo a forte rischio i bambini. Ed è davvero il caso di affermare che tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare! Soprattutto se si leggono decisioni prese dall’Ufficio Scolastico dell’ambito territoriale di Latina, immediatamente revocate, rispetto all’esigenza di attivare la didattica a distanza. Una didattica risultata non funzionale in quanto il sistema di istruzione italiano non è organizzato per renderlo efficace. Se si pensa di mettere in sicurezza la scuola con chiacchiere o interventi di facciata, credendo che il virus si possa combattere seppellendolo sotto montagne di carte e di ordinanze possiamo certamente dire che avremo un inverno difficile. Dunque si rende necessario un impegno più serio e coerente ad ampio raggio, senza trascurare le molteplici necessità e criticità che la scuola nel suo insieme presenta, nell’interesse di ogni operatore scolastico, di ogni utente e di ogni singolo cittadino. Si investa adeguatamente sulla scuola con vero senso di responsabilità così come altri paesi europei si impegnano a fare».

Share this post