Ex convento di San Francesco: «Così può risorgere la struttura»


Sabato mattina in una sala della scuola E.Fiorini di Terracina si è tenuto il convegno sullo stato attuale del complesso dell’ex-convento di San francesco con un occhio al suo riuso futuro. Il convegno ha avuto il patrocinio del comune di Terracina, della presidenza del Consiglio della Regione Lazio, del parco dei Monti Ausoni, della Fondazione Città di Terracina, delle Università di Catania, di Siracusa e della Sapienza di Roma. Che i cittadini terracinesi  abbiano un legame sentimentale con l’ex-convento di San Francesco è fuori di ogni dubbio: quando era adibito ad ospedale molti vi sono venuti alla luce e poi vi hanno provato l’emozione di veder nascere i propri figli e di farsi curare i piccoli e grandi acciacchi che la vita riserva a tutti noi.

Bene ha fatto quindi il Festival delle emozioni ad inserire nel programma 2019 questo convegno voluto dalle tre associazioni culturali e ambientaliste storiche della città, ARCHEOCLUB, CULTURA E TERRITORIO E WWF.

«Il convegno – si legge in una nota a cura delle associazioni – ha focalizzato la propria attenzione sullo stato attuale di tutto il complesso provando a prevederne il futuro. Lo stato attuale lo vede quasi del tutto scoperchiato dall’evento meteorologico estremo del 29 ottobre scorso che venne a completare l’opera dell’abbandono in cui versava da oltre 25 anni. L’abbandono della struttura risale ai primi anni 90 quando il decreto De Lorenzo lo sottrasse con una sorte di scippo alla comunità. Era già costruito il nuovo ospedale e mancava soltanto il trasloco. Da allora è passato alla ASL finendo nel degrado totale; è stato vandalizzato, spogliato di arredi e incendiato in alcune parti, mentre nel frattempo tutta l’area comprendente anche il parco della Rimembranza entrava nel perimetro del Parco degli Ausoni. In questi oltre due decenni le associazioni hanno cercato di tenere alta l’attenzione dell’opinione pubblica  sullo stato di degrado della struttura nella speranza di un intervento di tutela non solo normativa.

Sul colle di San Francesco la Storia, antica e contemporanea, ha lasciato i suoi segni. L’architetto Caterina Carocci ne ha tracciato una panoramica dal secondo dopoguerra ai giorni nostri. Cosa fare del complesso? I vincoli a cui è sottoposto sono tanti e solo ancora un uso pubblico dovrà essere il suo destino. Nel silenzio della quasi generalità delle forze politiche e di amministratori pubblici il convegno è servito ad aprire il dibattito presentando una proposta. L’ha fatta la neo architetto Verdiana Longhitano che ha illustrato la sua tesi di laurea ACROPOLIS-PER UN ECOMUSEO DEL TERRITORIO SUD PONTINO.

Porta a mare del parco degli Ausoni, il complesso ristrutturato con piazza, orti, biblioteca, ospitalità per camminatori sarebbe al centro di un ecomuseo ramificato sul territorio tra  Camposoriano, la sughereta di San Vito a Monte san Biagio, l’Abbazia di San Magno a Fondi e le grotte di Pastena, solo per citare gli elementi più rilevanti della nostra zona. Il riuso di strutture antiche è abbastanza comune nella storia dell’architettura e l’architetto Anna Giovannelli condividendo quanto esposto dalla neo architetto Longhitano ne ha portato molti esempi italiani e internazionali. In sala pare non fossero presenti amministratori e politici ad eccezione della consigliera Gaia Pernarella che ha il merito di essere riuscita nel Consiglio regionale a fare inserire nel perimetro del parco degli Ausoni l’ex-convento e il sottostante parco della Rimembranza».

Share this post