IL “FONDAMENTALE” RUOLO DEL CREDITO PER LA CRESCITA E IL SOSTEGNO DELLE MPMI ITALIANE


Una proposta diretta ad incrementare il credito alle PMI mediante l’utilizzo degli interventi del Fondo di Garanzia di cui all’art. 2, comma 100, della lettera a) della legge 23 dicembre 1996, n. 662.

Il credito è un volano fondamentale per la crescita del Paese.

Premessa
L’Italia si presenta come un Paese dotato di una struttura produttiva non interamente integrata e diversificata, in cui convivono un numero limitato di grandi aziende e moltissime micro, piccole e medie imprese che hanno permesso il raggiungimento di livelli produttivi e qualitativi di eccellenza, contribuendo al progresso economico, sociale e culturale del Paese. Le micro piccole e medie imprese rappresentano l’orgoglio, il cuore pulsante e l’asse portante dell’economia dei nostri territori e ritengo strategiche e prioritarie azioni di politica economica per sostenere e salvaguardare la loro crescita e il loro sviluppo.
Per questo, visto il ruolo centrale e fondamentale che rivestono, è importante mettere in campo tutti gli strumenti e le misure necessarie per dare slancio e dinamicità, specie in questi anni di crisi e di profondi cambiamenti normativi soprattutto con riguardo al rapporto Banca_Impresa.
Occorre estendere anche alle piccole e medie imprese i benefici che i precedenti governi hanno garantito solo alle grandi e soprattutto occorre rimuovere le “ASIMMETRIE INFORMATIVE” che gli stessi governi hanno generato per anni a discapito spesso dell’efficienza e della produttività della MPMI.
In Italia le MPMI costituiscono una realtà numericamente molto significativa:
-il 99,09% sono, infatti, micro, piccole e medie imprese.
-Inoltre, la quasi totalità di MPMI (il 95,44%) è costituita da imprese con meno di 10 addetti.
-L’86% delle imprese sono «micro» con fatturato minore di 2 milioni di euro
-Il resto è formato da imprese che impiegano da 10 a 49 addetti (pari al 4%), mentre le imprese di taglia più grande (da 50 a 249 addetti) sono appena 21.256, ossia lo 0,5% del totale.
– Le MPMI danno lavoro a 16,5 milioni di persone e generano circa il 75% del Pil.

Sistema “bancocentrico” delle nostre MPMI
Il canale bancario rimane la principale forma di finanziamento e rende il sistema finanziario italiano fortemente “bancocentrico”, soprattutto se paragonato al sistema britannico o in generale ad altri paesi industrializzati dove i mercati dei capitali svolgono un ruolo molto più preminente.
Ridotta, o quasi nulla in alcune regioni del sud, disintermediazione dal canale bancario, ampio ricorso al debito a breve termine e limitate disponibilità liquide in relazione al debito finanziario a breve termine sono caratteristiche comuni alla struttura finanziaria della maggior parte delle MPMI italiane. Pertanto il profilo finanziario di queste ultime risulta complessivamente debole ed eccessivamente dipendente dal supporto da parte del sistema bancario per fronteggiare le esigenze finanziarie di breve e lungo periodo.
Durante la crisi, le PMI italiane non sono state penalizzate solo dal crollo della domanda ma anche dalla scarsità del credito, con una minore erogazione di prestiti sia di origine bancaria sia di natura commerciale.
E’ un’esigenza importante quella di innescare una cultura della diversificazione delle fonti di finanziamento per le nostre aziende composte da Micro Piccole e Medie Imprese però occorre fare i conti con la realtà e ad oggi lo sviluppo italiano è tuttora legato in via prevalente al polmone bancario per il suo finanziamento e il grado di dipendenza dalle banche si conferma anche nel 2018 come un fattore che influenza fortemente le performance delle PMI italiane sia in termini di fatturato che redditività.
Dal 2010 ad oggi il divario cumulato di crescita tra l’Italia e i suoi vicini di casa francesi e tedeschi è stato pari a quasi 9 punti percentuali. Davvero si vuol fare a meno di queste “lezioni della crisi”?

Il mercato si sta sviluppando ma i numeri in Italia sono ancora troppo esigui per tre motivi principali: mancano gli investitori, è carente la cultura finanziaria degli strumenti alternativi al credito bancario tra i nostri micro imprenditori, molte imprese in Italia sono troppo piccole per accedere al mercato di alcuni strumenti alternativi.
Il cammino per “svezzare” le imprese dalle banche nella realtà culturale e socio-economica italiana sarà lungo ed è importante tener conto di questa situazione a livello centrale anche e soprattutto in relazione alla scelta degli interventi di politica economica che impattano nel breve termine sul settore di riferimento.
Le politiche pubbliche, nazionali e comunitarie, possono svolgere un ruolo fondamentale di stimolo al cambiamento, se intervengono efficacemente sulle distorsioni della regolamentazione e forniscono i corretti incentivi agli operatori del settore privato.
Per favorirne lo sviluppo, il sostegno e in moltissimi casi la ripresa dopo oltre 13 anni di crisi economica che trasversalmente ha interessato tutti i settori economici, anche grazie all’incapacità dei nostri governi precedenti, è indispensabile che le micro, piccole e medie imprese possano usare liberamente tutti gli strumenti esistenti e soprattutto essere informate correttamente sul valore aggiunto di ogni singolo strumento e misura: per questo ritengo oggi più che mai fondamentale una proposta di legge per abolire la Lettera ‘R’ della Riforma Bassanini, una norma scritta più di vent’anni fa che alcune Regioni stanno utilizzando per impedire alle MPMI l’accesso diretto al Fondo Centrale di Garanzia ed obbligarle a rivolgersi ai Confidi.
La Lettera ‘R’ permette alle Regioni di escludere o limitare la garanzia diretta del Fondo Centrale di Garanzia sul credito, a favore delle controgaranzie rilasciate dai Confidi. Una norma anacronistica, perché pensata prima dell’avvio effettivo del Fondo stesso, e che all’epoca aveva ragione di esistere perché alla garanzia del Fondo non era ancora stata riconosciuta la ponderazione zero. Ma oggi la disposizione rischia di avere effetti dirompenti sull’accesso al credito per le imprese, in particolare per quelle di minori dimensioni, soprattutto con l’entrata in vigore dal primo gennaio 2017 del principio contabile dell’IFRS9 (Il principio contabile IFRS 9 emanato dallo IASB sostituisce lo IAS 39 e disciplina più rigidamente le modalità di effettuazione di accantonamenti sui crediti. L’IFRS 9 prevede, infatti, che le banche effettuino accantonamenti non solo per i crediti già deteriorati, ma anche per quelli che potrebbero deteriorarsi in futuro. Di fatto, quindi la manovra prevede accantonamenti anche per i crediti in bonis. Gli istituti dovranno infatti stimare le perdite attese (expected credit loss) e metterle a bilancio).
La lettera r), comma 1, dell’articolo 18 del D. Lgs. 31 marzo 1998 n. 112 prevede che, con delibera della Conferenza unificata, possano essere individuate, tenuto conto dell’esistenza di fondi regionali di garanzia, le regioni sul cui territorio il Fondo di garanzia per le PMI limita il proprio intervento alla sola controgaranzia.
La lettera ‘r’ della Riforma Bassanini (dlgs 112/1998, art. 18, comma 2, lettera ‘r’) permette alle Regioni di escludere o a limitare la garanzia diretta del Fondo Centrale di Garanzia sul credito, a favore delle controgaranzie rilasciate dai Confidi.
Una norma scritta 20 anni fa rischia di frenare l’accesso al credito delle PMI nelle regioni che hanno adottato questa misura soprattutto in un momento storico come quello attuale dove una serie di cambiamenti normativi, l’entrata in vigore del principio contabile IFRS9 su tutti, richiedono che gli strumenti di mitigazione, per favorire effettivamente l’accesso al credito delle Micro Piccole e Medie Imprese, debbano avere una doppia valenza:
Strumento di copertura finanziaria
Strumento “Elegible” sul capitale delle Banche
Sotto il profilo genetico è da segnalare il fatto che, la predetta lettera r) nasce in un periodo 1998 in cui si stava operando la ripartizione delle funzioni tra Stato e Regioni da una parte, e il Fondo Centrale di Garanzia che era stato appena costituito dall’altra. A questo riguardo la circostanza che comunque l’applicazione della lettera r) prevede una delibera della conferenza unificata Stato- Regione è nel senso della conferma di una divisione di poteri incerta e non univoca. Per di più, la spinta dei Confidi ad attenuare la garanzia diretta rilasciata dal Fondo rifletteva una fase in cui la Banca d’Italia aveva assicurato la ponderazione zero sul capitale e nel mercato si attuava un effetto spiazzamento a danno degli stessi Confidi.
Sotto il profilo generale è molto più efficace, nella distribuzione del rischio, che la garanzia abbia un riferimento centrale con benefici sul capitale degli istituti di credito, piuttosto che i fondi regionali privi di qualsiasi elemento di mitigazione del rischio e senza diversificazione territoriale. Una norma, quindi, che di fatto non sviluppa le garanzie dei Confidi danneggiando non poco invece le imprese che, nonostante siano ammissibili ai benefici della Garanzia Diretta del Fondo di Garanzia, non possono accedervi per i limiti imposti da questa “assurda” norma e incrementa i differenziali di crescita a favore del sistema imprenditoriale che invece si trova localizzato nelle regioni dove non ci sono limitazioni in tal senso.
Nelle regioni dove la lettera r) è applicata (attualmente in Toscana per le operazioni di finanziamento di qualsiasi importo, in Abruzzo e Marche con soglie comprese tra 100mila e 150mila euro, in Friuli Venezia Giulia l’esclusione della garanzia diretta riguarda gli importi superiori a 25mila fino a 175mila), le imprese che vogliono accedere alla garanzia prestata dal Fondo di garanzia per le PMI sui finanziamenti, devono obbligatoriamente richiedere l’intermediazione di un confidi.
Peraltro in Abruzzo le nuove imprese di giovani che vogliono accedere alle agevolazioni Resto al Sud sono costrette a rivolgersi a un confidi per ottenere la garanzia del Fondo a copertura dei finanziamenti agevolati dalla misura, con evidente aggravio in termini di costi.
Nelle tre regioni dove l’applicazione della lettera r) è stata già sperimentata per un periodo più lungo (Toscana, Abruzzo e Marche), i risultati evidenziano che l’iniziativa non ha prodotto né condizioni migliori di accesso al credito per le imprese, né condizioni di sviluppo per i confidi. In Toscana (dove i confidi hanno un accesso esclusivo al Fondo), l’importo medio dei finanziamenti garantiti non supera i 67 mila euro; il valore più basso tra le regioni italiane e meno della metà della media nazionale. Il Lazio, che in passato aveva compiuto una scelta analoga, è tornato sui propri passi, ripristinando la possibilità di accesso alla garanzia diretta per le banche; ciò alla luce dell’evidenza che il precedente regime aveva determinato un rilevante sottoutilizzo del Fondo rispetto alla media nazionale e al peso dell’economia del Lazio in Italia, riducendo di fatto le possibilità di accesso al credito per le imprese locali.
Ad esempio nella Regione Lazio, a seguito dell’eliminazione della lettera R (dal 1° gennaio 2014), si è assistito ad un incremento delle garanzie concesse (+78,4% tra il 2013 e il 2014). Nel corso degli anni, la numerosità delle controgaranzie è rimasta invariata mentre le operazioni di garanzia diretta hanno rappresentato un’operatività addizionale per l’operatività del Fondo.
Un analogo andamento positivo si è riscontrato con riferimento all’importo del finanziamento medio passato da € 139,9 mila nel 2013 a € 168,3 mila nel 2014. Tale dinamica è riconducibile alle operazioni di garanzia diretta (nel 2018 finanziamento medio € 173,5 mila) cui si è contrapposto la progressiva contrazione dei finanziamenti medi della controgaranzia (€ 92,3 mila nel 2018 vs 139,9 mila nel 2013).

La lettera r) nella regione Lazio è stata operativa fino al 2013. Come si evince dalla tabella 2, a partire dal 2015, sulle operazioni finanziare di importo fino a € 60,0 mila la quota prevalente è rappresentata dalla garanzia diretta (2017: garanzia diretta (67%) vs controgaranzia (33%)).

Una previsione ormai anacronistica, che obbliga quindi le imprese che vogliono accedere alla garanzia prestata dal Fondo di garanzia per le PMI sui finanziamenti ed affidamenti, a richiedere l’intermediazione di un Confidi.
Un terzo soggetto che allunga spesso i tempi ed i costi del finanziamento ed affidamento, anche per le spese legate alla concessione della garanzia e che non gode delle agevolazioni previste dalla garanzia diretta del Fondo sia in termini di costo ma soprattutto in termini di ponderazione zero sul capitale delle banche.
La garanzia pubblica diretta, infatti, presenta commissioni fortemente basse e gratuite per il mezzogiorno e per l’imprenditoria femminile, ed è a ponderazione zero, non necessitando l’accantonamento fino all’80% del finanziamento e affidamento da parte dell’istituto di credito permettendo ai soggetti finanziatori di ridurre il fabbisogno di capitale ai fini del patrimonio di vigilanza e consente, a parità di ogni altra condizione, di praticare condizioni di miglior favore alle imprese finanziate e di “liberare” a parità di capitale maggiori risorse per il finanziamento di altre iniziative imprenditoriali.
Condizioni non disponibili in caso di accesso al credito attraverso l’intermediazione Confidi e soprattutto ed in particolar modo nel caso dell’intermediazione dei Confidi non vigilati dalla Banca d’Italia.
Non a caso, nelle Regioni che hanno esercitato il diritto previsto dalla lettera ‘r’:
– È diminuito il credito erogato alle micro, piccole e medie imprese;
– È aumentato il costo dei finanziamenti ed affidamenti, da una parte a causa della mancata ponderazione zero sul capitale delle banche e dall’altra a causa delle spese per la garanzia dei Confidi;
– Si sono allungati i tempi di erogazione nei confronti delle imprese.
L’obiettivo è di incrementare il credito alle PMI come volano di sviluppo, che l’applicazione della lettera ‘r’ limita invece fortemente.
La garanzia diretta rappresenta quindi uno strumento importante per lo sviluppo delle Micro Piccole e Medie Imprese ed un fondamentale strumento di politica economica a sostegno dello sviluppo del paese.
Per queste svariate ragioni oggettive è necessario che le disposizioni previste dalla lettera ‘r’ della Bassanini vengano abrogate: un intervento necessario per eliminare uno dei principali ostacoli all’utilizzo del fondo di garanzia per le PMI, una norma ormai superata che sta riducendo fortemente il credito concesso alle imprese nelle Regioni che hanno utilizzato lettera r) .
Si propone inoltre per quanto concerne le regioni che hanno utilizzato i provvedimenti della lettera r) di prevedere una fase di validazione con l’intervento della Conferenza Stato Regioni tesa a verificare se con tale normativa via sia stato un effettivo incremento del credito alle imprese e si sono determinate le condizioni per lo sviluppo dei confidi.
Un esempio da seguire potrebbe essere invece quello adottato da alcune Regioni con misure estremamente efficaci ovvero l’attuazione di una Sezione speciale regionale sul Fondo di garanzia per incrementarne le risorse a disposizione a vantaggio delle micro, piccole e medie imprese venete di qualsiasi settore produttivo.
La cancellazione delle disposizioni previste dalla Lettera ‘R’ permetterà comunque di eliminare una volta per tutte il problema, rimuovendo uno dei principali ostacoli all’utilizzo del Fondo Centrale di Garanzia da parte delle imprese e impedendo alle Regioni di soffocare il credito alle PMI per favorire vecchie logiche corporative.

Favorire l’accesso al credito alle imprese attraverso la valorizzazione degli strumenti di Garanzia “Elegible” e la valorizzazione delle tecniche di CRM ai fini di riduzione del patrimonio di vigilanza

Dalla sintesi dei singoli argomenti su indicati è facilmente percepibile che in questo scenario attuale un ruolo fondamentale, per favorire lo sviluppo e il sostegno delle Micro e Piccole/Medie imprese, è ricoperto dagli strumenti di mitigazione “Elegible” del rischio di credito che sono riconosciuti dalle normative di settore in termini di ponderazione del capitale delle Banche e di effettivo beneficio per la PMI.
Dalle evidenze emerse il Fondo di Garanzia per le PMI continua a essere, “ripeto”, soprattutto in questo scenario attuale, uno strumento di politica economica di straordinario sostegno a favore delle Micro e Piccole e Medie Imprese.
Fin dallo scoppio della crisi finanziaria globale nel 2008, il FCG ha rappresentato in Italia la principale misura governativa contro il razionamento del credito alle PMI ed oggi più che mai (entrata in vigore di IFRS9 uno dei motivi principali) il suo valore è strategico e di vitale importanza per molti settori produttivi.

dott. Silviano Dipinto
Resp. Attività Produttive e Sviluppo Economico
Lega Salvini Premier – Lazio

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