IL “FONDAMENTALE” RUOLO DEL FONDO DI GARANZIA PER LE PMI DI CUI ALLA L.662/96 PER LA CRESCITA E IL SOSTEGNO DELLE PMI ITALIANE: RIMUOVIAMO LE ASIMMETRIE INFORMATIVE PER IL BENE DELLE IMPRESE


“Premessa – L’Italia si presenta come un Paese dotato di una struttura produttiva non interamente integrata e diversificata, in cui convivono un numero limitato di grandi aziende e moltissime micro, piccole e medie imprese che hanno permesso il raggiungimento di livelli produttivi e qualitativi di eccellenza, contribuendo al progresso economico, sociale e culturale del Paese. Le micro piccole e medie imprese rappresentano l’orgoglio, il cuore pulsante e l’asse portante dell’economia dei nostri territori e ritengo strategiche e prioritarie azioni di politica economica per sostenere e salvaguardare la loro crescita e il loro sviluppo – scrive Silviano Di Pinto, Direttore Commerciale Nazionale e Sviluppo Reti. Divisione Credito PMI e Garanzie. Direzione Accordi e Partnership – Per questo, visto il ruolo centrale e fondamentale che rivestono, è importante mettere in campo tutti gli strumenti e le misure necessarie per dare slancio e dinamicità, specie in questi anni di crisi e di profondi cambiamenti normativi soprattutto con riguardo al rapporto Banca_Impresa.

In questo contesto mi preme sottolineare oggi l’importanza strategica dell’agevolazione del Fondo Centrale di Garanzia per le PMI di cui alla L.662 che rappresenta uno dei principali strumenti di politica economica a sostegno delle imprese ma occorre, come la buona regola impone, affinchè lo strumento sia veramente un valore aggiunto per le imprese e per la crescita dell’economia del territorio, rimuovere le “ASIMMETRIE INFORMATIVE”.

Ed è proprio sulla formazione e sulle informazioni che bisogna “investire” tempo affinché si capiscano integralmente benefici, oneri e responsabilità.

Il Fondo di Garanzia per le PMI rappresenta quindi uno strumento importante per lo sviluppo delle Micro Piccole e Medie Imprese ed un fondamentale strumento di politica economica a sostegno dello sviluppo del paese ma occorre, affinchè lo strumento manifesti nel senso più ampio del termine i suoi immensi benefici alle PMI, che le stesse siano portate a conoscenza in maniera chiara e soprattutto corretta del funzionamento, degli oneri e delle responsabilità che ricadono in capo alle imprese che rappresentano, non dimentichiamolo, i soggetti beneficiari dello strumento.

Uno strumento che è stato interessato negli ultimi mesi da 2 importanti cambiamenti normativi che hanno cambiato radicalmente l’approccio dell’agevolazione nei confronti delle PMI e del sistema bancario:

– Ottobre 2018: Adempimenti in carico ai soggetti beneficiari imprese: 1) Verifica del requisito di PMI e 2) verifica del programma di investimento

– Marzo 2019: Entrata in vigore della Riforma del Fondo con il passaggio da un sistema di scoring ad un sistema di rating

Cambiamenti di metodo e di sostanza che hanno in sintesi rafforzato a mio avviso concetti quali la dinamicità, territorialità ed approccio “sartoriale e non standardizzato”. Ed é proprio sul concetto di standardizzazione che vorrei aprire una riflessione ed un dibattito: alla luce di quanto su esposto come possono gli operatori economici del settore proporre alle imprese approcci consulenziali, metodologie operative e gestione delle richieste con una standardizzazione dei processi? Questi metodi c.d. “standardizzati” danneggiano non poco le imprese, soprattutto quelle di minore dimensione, che hanno bisogno di un supporto specialistico continuativo al fine di indirizzare le stesse verso percorsi “paretiani” che hanno come obiettivo principale la massimizzazione dei benefici ed la riduzione degli oneri e delle responsabilità in capo alle imprese. Standardizzare i processi e i flussi verso la ricerca di una massimizzazione dei profitti nella gestione di questo importante strumento di politica economica, che è diventato estremamente dinamico e con importanti responsabilità in capo alle imprese, è qualcosa di inaccettabile e intollerabile.
Mi auguro ed auspico che il sistema bancario si faccia portavoce sui territori di questi messaggi perché sto notando che molti gruppi bancari nazionali ed anche banche c.d. di territorio stanno adottando o sono in procinto di adottare processi standardizzati “PERICOLOSI” per il sistema imprenditoriale. Mentre il mio plauso va a quegli istituti di credito che, con grande sapienza, responsabilità e soprattutto buon senso, hanno investito in risorse e partnership che stanno sostendo le imprese con un approccio continuativo, diretto e soprattutto dinamico. Con un approccio dove si è presenti nell’impresa supportandola con una presenza “fisica” e professionale in tutte le fasi dell’agevolazione. Non esiste schema informatico che può sostituirsi integralmente alla capacità umana e al suo supporto. I processi informatici possono essere di grande ausilio e supporto ma non rappresentano, in questo contesto, l’unico modus operandi.

Ricordo che non esiste impresa senza banca e non esiste banca senza imprese!

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