Impianto di compostaggio a Morelle, la posizione di Legambiente


Nell’ultimo mese (ma in realta’ già da almeno un anno), si parla della realizzazione di un mega-impianto di compostaggio con recupero di energia a Terracina in Via Morelle per il trattamento della Frazione organica di rifiuti solidi urbani (FORSU) su una superficie estesa di circa 60.000 metri quadri (6 ettari) per fare fronte alla emergenza rifiuti della Provincia di Latina. Relativamente al trattamento della frazione organica e vegetale, visto che questa frazione costituisce in provincia di Latina (dati catasto Ispra Rifiuti 2017) oltre il 22% del rifiuto prodotto e quasi il 50 % di quello differenziato, riteniamo, a differenza di altre frazioni, che non abbia invece molto senso la realizzazione di uno/due megaimpianti a livello provinciale ma piuttosto quella di impianti più piccoli a livello di singolo Comune (o rete di piccoli comuni) valorizzando anche le buone pratiche dell’auto-compostaggio e del compostaggio di comunità promosse anche dalla recente legge regionale n.19 del 3 ottobre 2019 “Disposizioni per promuovere le pratiche di compostaggio aerobico di rifiuti organici”. Questo avrebbe l’effetto di ridurre l’impatto ambientale rilevante di un mega impianto, la pericolosità ed i rischi di ogni tipo associati, i costi di trasporto verso un unico centro di trattamento, l’emissione in atmosfera di notevoli quantità di CO2 ed inquinanti ed eviterebbe anche l’ostacolo, assolutamente da non sottovalutare, costituito dalla sindrome Nimby tra i Comuni. Inoltre impianti di dimensioni minori possono essere realizzati e gestiti a costi incrementali ottimizzati nell’ambito dei contratti di appalto in essere di ciascun Comune con il proprio gestore del servizio RSU. Oltre al riflesso positivo che la promozione delle forme di smaltimento singole e di comunità, ci si aspetta che abbiano, sia sui costi di gestione che sulle tariffe applicate ai cittadini in linea con l’introduzione auspicata del sistema di Tariffazione Puntuale della frazione indifferenziata in applicazione del principio comunitario europeo “chi inquina paga”.

Dall’analisi puntuale della documentazione tecnica disponibile ad oggi (Piano Rifiuti del Lazio 2019-2025 approvato dalla Giunta il 2 agosto 2019 e successivamente sottoposto alle osservazioni e controdeduzioni terminate il 2 novembre 2019, Piano Rifiuti della Provincia di Latina “Schema per la Proposta di Aggiornamento del Piano Provinciale dei Rifiuti ai sensi delle DGR Lazio n.14 del 15.1.2012”, successiva deliberazione provinciale del 28.12.2018 per l’affidamento del servizio “Analisi Preliminare per la Realizzazione di un Impianto di Trattamento della Frazione di Rifiuto Organico vegetale, derivante dalle raccolte differenziate comunali della Provincia di Latina,  con recupero di energia”, Documenti di Piano e Deliberazioni connesse), emergono a nostro avviso alcuni elementi imprescindibili di criticità che segnaliamo di seguito:

  • Innanzitutto vanno considerati i vincoli derivanti dalle pianificazioni territoriali nazionali, regionali, provinciali e di ambito di bacino che escludono la localizzazione degli impianti in siti ed aree vincolate; a riguardo, va segnalato che la zona individuata per l’impianto di compostaggio a Terracina in via Morelle, ricadrebbe in un area sottoposta a tutela per pericolo elevato di inondazione ed esondazioni come riportato nel quadro TAV_2.09_Sud del PAI della Ragione Lazio, essendo all’interno di un triangolo idrografico che ha come vertice il nodo fluviale di Ponte Maggiore e come lati il canale lungolinea Pio VI da una parte ed i fiumi Portatore e Fosso La Cavata dall’altra. Questa caratteristica risulta essere tra i fattori escludenti (relativi agli Aspetti idrogeologici e di difesa del suolo) riportati nel Piano dei Rifiuti della Regione Lazio 2019 per la localizzazioni di nuovi impianti, che escludono esplicitamente: Aree destinate al contenimento delle piene individuate dai Piani di bacino di cui alla L. 183/89 e Aree a rischio idrogeologico, tutelate dalla L.267/98 (conversione del D.L. 180/98), a pericolosità molto elevata (Pi4); pericolosità elevata (Pi3); a rischio elevato (Ri4), a rischio elevato (Ri3). Oltre a questi due fattori, c’è anche la presenza del sito in fascia di rispetto di 150 m. da corsi d’acqua, torrenti e fiumi (L.R. 24/98 Art.7 e s.m.i.; N.T.A. P.T.P.R. Art. 35), altro fattore escludente (relativo agli Aspetti ambientali) sempre citato nel Piano dei Rifiuti della Regione Lazio 2019. Ecco, immaginiamo solo il disastro ambientale che avverrebbe nel caso di esondazione dei fiumi presenti in quella zona in presenza di un impianto di quelle dimensioni, rischio che tra l’altro corriamo già oggi, in scala ridotta, con la presenza in via Morelle del Centro Comunale di raccolta rifiuti urbani e assimilati del gestore dei rifiuti De Vizia Transfer spa proprio a ridosso di un ampio canale trasversale di collegamento tra il Lungolinea ed il Portatore in una zona di pantano soggetta ad evidente subsidenza del suolo.
  • Un altro aspetto da valutare è la presenza di edifici sensibili quali scuole, ospedali, centri turistici, impianti sportivi a distanza minima e aree di espansione residenziale a distanza pari o inferiore a 1000 metri. Per i nuovi impianti, allo scopo di prevenire situazioni di compromissione o grave disagio, si deve tener conto, in funzione della tipologia di impianto e degli impatti generati, della necessità di garantire una distanza minima tra l’area dove vengono svolte le attività di smaltimento e/o recupero e le funzioni sensibili, a cura delle Province in sede di individuazione delle aree idonee/non idonee. Relativamente a questo ulteriore fattore escludente (riferito agli Aspetti Territoriali) del Piano Rifiuti regionale, va segnalata la vicinanza dell’eventuale impianto di compostaggio sia al centro sportivo di San Martino che agli abitati della frazione di Borgo Hermada (oltre 10.000 abitanti), e delle zone di San Benedetto e Appia Antica con presenza di scuole, campi sportivi ed estese aree residenziali.
  • C’è poi da considerare l’impatto del nuovo impianto di compostaggio sulla viabilità d’accesso esistente e sull’accessibilità da parte di mezzi conferitori che non deve essere di particolare aggravio rispetto al traffico locale; relativamente a questo aspetto, la collocazione dell’eventuale impianto ci sembra abbastanza critica sia per la scarsa viabilità (unica strada di accesso molto stretta, dissestata e costeggiante l’argine del canale, che consente oggi a malapena il passaggio di un unico mezzo e che risulta assolutamente inadeguata anche per l’impianto ad oggi esistente), sia per la presenza di un attraversamento di carreggiata pericoloso per chi proviene da sud per immettersi su via morelle attraverso un ponte sul canale Lungolinea Pio VI assai stretto, angusto e la cui resistenza statica a carichi frequenti ed elevati è tutta da verificare e sia per l’impatto prevedibile del rilevante traffico pesante dei mezzi conferitori sul già congestionato traffico sull’Appia proprio all’altezza del punto critico delle rampe di entrata e di uscita dalla superstrada Terracina – Frosinone Mare e sul traffico da e verso Terracina visto che l’Appia rappresenta una delle principali dorsali stradali di collegamento della Città. Criticità di accesso, viabilità e traffico che appaiono evidenti del resto già oggi per le esigenze tutto sommato contenute dell’attuale Centro Comunale di raccolta rifiuti urbani e assimilati gestito dalla De Vizia Transfer e co-locato nello stesso sito.
  • Va poi posta particolare attenzione alla progettazione e alla gestione di tutti gli aspetti che possono avere un impatto critico sia sull’ambiente (aria, acqua, consumo di suolo agricolo, ecosistema naturale flora e fauna) che sulla salute dei lavoratori che lavorano nell’impianto e dei cittadini che abitano nelle zone circostanti, ed in particolare alle misure che devono essere adottate per limitare i rischi associati all’esercizio dell’impianto in funzione anche della tipologia (aerobico, anaerobico) dello stesso. Tra i problemi storicamente rilevati su questa tipologia di impianti e legati al sito e alle sue dimensioni, si evidenziano in particolare: il rischio derivante dalla presenza di bio-aerosol, di organismi patogeni per la presenza di fanghi di depurazione e di organismi microbiologici; la produzione di odori fastidiosi dovuti alla presenza nelle arie esauste di cataboliti quali i composti non completamente ossidati dello zolfo, dell’azoto e del carbonio, oltre alla presenza di composti organici volatili e di polveri sottili; la presenza di rumore intenso; la gestione del percolato, delle acque di lavorazione d’impianto e la necessaria salvaguardia delle acque superficiali e di falda che possono essere gravemente inquinate; il traffico e l’inquinamento dell’aria prodotto dai mezzi conferitori; l’inquinamento del suolo prodotto da perdite accidentali del carico da parte dei mezzi conferitori; la gestione degli scarti e dei rifiuti della lavorazione; lo stoccaggio e la distribuzione dell’eventuale biogas prodotto; gli aspetti epidemiologici e i rischi sanitari; la necessità di sofisticati sistemi di monitoraggio e di sicurezza; la qualità finale del compost ai fini del suo uso sicuro in agricoltura visto che molti pericoli (come testimoniato dalla cronaca) sono conseguenti all’utilizzo in entrata di materie prime non ben differenziate che contengono contaminanti, come vetro, imballaggi in genere, metalli, plastica e batterie o addirittura rifiuti speciali come fanghi di depurazione, amianto, pesticidi, fitofarmaci, rifiuti ospedalieri e radioattivi, che causano, nel compost prodotto, la presenza di sostanze classificate come cancerogene o potenziali cancerogene come: arsenico, asbesto, cromo esavalente, nikel e policlorodifenili (PCB).
  • Va fatta poi una accurata analisi dei costi e dei benefici per valutare l’effettiva convenienza che giustifichi l’investimento rispetto a gestioni alternative, visto anche che dal Piano Rifiuti della Regione Lazio 2019 non emerge, a meno che non si voglia servire anche le altre province laziali e soprattutto le gravi carenze impiantistiche della Città metropolitana di Roma, nessuna necessità di realizzare in provincia di Latina impianti di compostaggio visto che la capacità autorizzata ad oggi è già in grado di smaltire tranquillamente le quantità prodotte oggi nella nostra Provincia e quelle ipotizzate dagli scenari di Piano per i prossimi anni fino al 2025 con i relativi target di RD, scenari e target tra l’altro non ancora recepiti dal Piano Rifiuti Provinciale in essere che andrebbe aggiornato in tal senso. Infatti anche escludendo l’impianto SEP di Pontinia attualmente sottoposto a sequestro giudiziario per le note vicende, ad oggi risultano in provincia di Latina 3 impianti attivi di compostaggio, Acea Ambiente Aprilia, Acea Ambiente Sabaudia e Self Garden di Aprilia con una capacità autorizzata di 190.000 tonnellate/anno contro un’esigenza che in base ai diversi scenari di Piano è variabile al 2025 tra 82.000 e 91.000 tonnellate/anno. Quindi l’esigenza di realizzare un nuovo impianto unico per la provincia risponderebbe non ad una effettiva carenza impiantistica di capacità di trattamento ma piuttosto alla esigenza strategica di eliminare il regime di oligopolio tariffario dei gestori privati caratterizzato da tariffe di conferimento praticate dai gestori degli impianti di trattamento spesso eccessive. La maggiore presenza di impianti pubblici rappresenterebbe, da questo punto di vista, un impedimento al verificarsi di aumenti immotivati delle tariffe di trattamento delle frazioni differenziate da parte degli impianti privati esistenti, effetto di eventuali future distorsioni di natura oligopolistica. L’analisi economico/finanziaria dovrà quindi tener conto: del Costo attuale e futuro (in base alle quantità prodotte ipotizzate negli scenari al 2025 riportati nel Piano Rifiuti della Regione Lazio 2019) del servizio di smaltimento della FORSU prodotta nella nostra provincia in base alle tariffe di conferimento attuali e alla loro evoluzione nei prossimi anni; del Costo degli Investimenti necessari per realizzare il nuovo impianto, delle quote di ammortamento e dei costi di gestione annuali; dei costi di tutte le esternalità ambientali; dell’eventuale accesso agli incentivi statali e alla produzione di certificati verdi; dei Ricavi derivanti dalla vendita sul mercato del prodotto finale (ammendante) e biogas (nel caso di impianto anaerobico); dei ricavi o dei mancati costi derivanti da altri eventuali benefici come la riduzione dei Km per il trasferimento dei rifiuti. Insomma occorrerà innanzitutto dimostrare attraverso una seria analisi finanziaria che sono soldi spesi bene e a vantaggio della comunità. Si pone poi eventualmente il problema dell’affidamento della realizzazione e della gestione dell’impianto ed anche qua i requisiti richiesti, i criteri di scelta e la procedura di selezione delle Società appaltatrici dovranno essere tali da evitare qualunque dubbio e ogni prevedibile intromissione della politica “affaristica”.

“Premesso che la nostra posizione come Circolo e come Legambiente è favorevole alla piena attuazione dell’Economia Circolare che non può prescindere dall’adeguamento degli impianti attuali con nuove tecnologie e dalla realizzazione di nuovi impianti di trattamento dei rifiuti che devono consentire una maggiore estrazione di materia da avviare al riciclo rispetto ad oggi, una riduzione significativa dei rifiuti che finiscono in discarica e negli inceneritori, una autosufficienza impiantistica con la chiusura del ciclo di trattamento di tutte le frazioni a livello provinciale/città metropolitana o perlopiù regionale con conseguente riduzione dei costi di smaltimento e gestione, ribadiamo però la nostra contrarietà alla realizzazione di megaimpianti di compostaggio a livello ATO provinciale, anche considerando il fatto che è necessario comunque garantire assolutamente il rispetto dei criteri di pianificazione e dei relativi vincoli per la localizzazione dei nuovi impianti ed una progettazione, realizzazione e gestione degli stessi che eviti potenziali disastri o gravi danni all’ambiente e alla salute dei cittadini e dei lavoratori. Relativamente alla ipotesi di realizzazione di un impianto di compostaggio localizzato a Terracina in via Morelle a servizio dell’intera Provincia, da una prima verifica dei piani regionali e provinciali e della documentazione tecnica connessa, sussistono alcune pesanti criticità bene evidenziate nella nostra accurata analisi e assolutamente non risolte nella documentazione ad oggi disponibile analizzata e che non potranno, a nostro avviso, essere superate in nessun modo da una eventuale deroga per ampliamento/riqualificazione di un impianto preesistente, visto che lo stesso insiste comunque su un’area ad elevato rischio idrogeologico. Ovviamente ci riserviamo come Circolo locale assieme a Legambiente Lazio e Legambiente nazionale, di verificare nel merito e nel metodo direttamente in Regione e in Provincia i dettagli della soluzione proposta ed in particolare se e come le criticità da noi segnalate siano state affrontate nella Valutazione Ambientale Strategica e comunque fare in modo che la Valutazione di Impatto Ambientale ne tenga debitamente conto, chiedendo di essere parte audita dalle varie amministrazioni (Regionale, Provinciale, Comunale) coinvolte nella autorizzazione/realizzazione dell’opera, alla luce della storia problematica di questo tipo di impianti. Recentemente infatti, sempre in provincia di Latina, l’impianto di compostaggio Acea Ambiente Srl (ex Kyklos Srl) di Aprilia, dopo le proteste dei residenti nella zona esposti a disturbi odorigeni pesanti e alla presenza costante di sciami di mosche e dopo l’intervento dell’Autorità Giudiziaria, ha dovuto effettuare un abbattimento del 50% della produzione per cercare di limitare i problemi che persistono da anni nonostante Acea assicuri di utilizzare tecnologie di biofiltrazione d’avanguardia, mentre la SEP di Pontinia è diventato uno dei casi giudiziari più importanti della provincia, come dimostra la recentissima inchiesta della DDA (Direzione Distrettuale Antimafia) di Roma “Smoking Fields” (e prima ancora della Procura di Latina) che vede indagate 23 persone, con reati contestati come il concorso in traffico illecito di rifiuti, il falso ideologico in atto pubblico nella predisposizione di certificati di analisi, abbandono di rifiuti e discarica abusiva, e infine l’intralcio all’attività di vigilanza e controllo ambientale, secondo la quale la Società Ecologica Pontina avrebbe ceduto ad aziende agricole laziali compost di pessima qualita’, nel quale i rifiuti organici venivano triturati con scarti di ogni tipo: vetro, plastica, metalli vari, perfino siringhe. Un sistema articolato e ramificato con il quale sarebbero state smaltite per anni decine di migliaia tonnellate di rifiuti speciali, con gravissime conseguenze per l’ambiente e la salute umana, sistema reso possibile anche dalla mancanza di un garante a livello nazionale/regionale/provinciale dei necessari controlli e della dovuta tracciabilità dei rifiuti. Inoltre vorremmo assolutamente evitare decisioni che cadano direttamente dall’alto, mettendo tutti davanti al fatto compiuto, senza che i cittadini, le associazioni e i portatori di interesse del territorio vengano opportunamente coinvolti ed informati in un corretto processo di pianificazione partecipata e condivisa, e soprattutto, come spesso diciamo, non ci piace la politicizzazione delle questioni, soprattutto oggi che, a Terracina, siamo già in campagna elettorale. Politicizzazione che sta puntualmente avvenendo con il rischio di affidare a posizioni ideologiche obsolete, semplicistiche e scarsamente documentate, o peggio ancora a ricatti e lusinghe occupazionali, decisioni che invece sono molto rilevanti per l’economia e l’ambiente del nostro territorio.” dichiara l’ing. Gabriele Subiaco Vicepresidente e Responsabile Scientifico del Circolo Legambiente di Terracina.

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