La figura dell’infermiere di famiglia, le richieste del movimento permanente


«Da quasi un anno ormai le criticità del mondo sanitario sono balzate all’occhio di tutti, sanitari e non. Da inizio pandemia il Movimento Permanente Infermieri è in prima linea per rivendicare la necessità di un mondo sanitario basato su figure e professionalità stabili e riconosciute, dove l’assistenza pubblica ritorni a svolgere un ruolo chiave e centrale all’interno del SSN». Lo sostiene in una nota il Mpi, movimento permanente degli infermieri.
«Abbiamo lottato e siamo scesi in piazza affinché il sistema sanitario venisse rafforzato di infermieri, colonne portanti dell’assistenza alla persona, e che finalmente fosse riconosciuto agli stessi quanto di diritto a fronte di una dura formazione e della messa a rischio quotidiana della propria salute. Abbiamo visto ospedali completamente impreparati collassare sotto il peso di qualcosa di inaspettato, risucchiati dallo stesso vuoto di risorse creato negli anni da amministrazioni e governi inefficienti.
Ci siamo subito resi conto che questa crisi ospedaliera veniva pesantemente amplificata da una medicina territoriale quasi inesistente, che avrebbe potuto alleggerire il carico se non fosse rimasta solo un bel progetto lasciato a prendere polvere.
Ci aveva rincuorato, però, la direttiva del governo, risalente alla scorsa estate, che mirava ad un ampliamento del servizio e dell’organico sul territorio, che ora come non mai è necessità e dovere mettere in piedi.
Ad oggi però le unità previste per questo rilancio del servizio (Infermiere di comunità) non sono state né stabilite né chiamate e l’intero progetto sembra non riesca a prendere una direzione definitiva (si parla di circa 900 infermieri) si resta come al solito in un limbo di vaghezza e confusione, che penalizza cittadini e lavoratori.
Con l’incubo di una imminente terza ondata covid, non vogliamo che si ricada negli stessi errori e farsi, di conseguenza, trovare impreparati.
Dopo gli ultimi incontri avvenuti, sia telematicamente che in un tavolo di trattative con la Regione, il MPI ha riscontrato confusione all’interno della stessa:
– Numeri discordanti su quante siano le persone effettivamente assunte, quante stabilizzate e quante, invece, hanno rifiutato;
– Non si sa bene, ancora, quando e se partirà il fantomatico progetto infermiere di comunità;
– Nessuna programmazione sul monitoraggio dei futuri pensionamenti e svuotamenti dei nosocomi regionali per via dei concorsi extraregionali, in particolare quelli di Puglia e Campania;
Abbiamo dato tempo per fornirci dati reali su fabbisogni e assunzioni reali avvenute, ma questa attesa si è vanificata in niente.
Le regioni hanno il dovere di rispondere nel merito di questo ritardo, e il MPI non si tirerà indietro se ci sarà bisogno di chiederlo in piazza.
Ed è per questo che stiamo organizzando una manifestazione di protesta in quanto la Regione ha disatteso quanto previsto dalla Legge 77/2020 sull’infermiere di comunità, figura imprescindibile per il potenziamento della sanità territoriale.»

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