L’impresa sfiorata e la folle avventura, le reazioni di Caringi e Sciscione


Un mese «folle». Fatto di campagna elettorale senza freni, tra critiche e strette di mano. E adesso che, con quasi 5mila voti, non è entrato in Regione, è tempo di reazioni per i candidati terracinesi. Luca Caringi si dice «dispiaciuto per sé e per tutte le persone che lo hanno votato». In 3628 soltanto a Terracina. «Provo un pizzico d’invidia per quei consiglieri che sono stati eletti con meno della metà dei miei voti».

Luca Caringi

E sì, perché la legge elettorale dice questo e poco si ha a che fare col consenso quando il sistema è dettato da liste e percentuali. Piuttosto che dai numeri effettivi. L’assessore ai Lavori pubblici del Comune di Terracina Caringi, il più votato di Fratelli d’Italia in provincia di Latina, si dice invidioso ma anche orgoglioso di potersi rimettere immediata al lavoro per la città di Terracina.

Consapevolezza di aver comunque fatto un grande risultato e aver sfiorato l’impresa, quindi. Stesso sentimento che traspare dall’uscita social di Gianfranco Sciscione, presidente del Consiglio a Terracina. In provincia ha ottenuto 2.626 preferenze, ben 1.796 solo a Terracina. «Purtroppo non ce l’ho fatta» afferma facendo trasparire una certa desolazione. «Spero che chi è entrato in Consiglio regionale possa ricordarsi della Pontina, del ponte del Sisto, del treno, dell’ospedale, del porto. Io non potrò far nulla di tutto questo – conclude Sciscione –. Il popolo è sovrano e il responso va rispettato».

Certo, a urne chiuse e a mente fredda, non si può negare l’harakiri politico della maggioranza incapace di trovare un accordo su una candidatura univoca. Sciscione e Caringi, candidati uno con Pirozzi l’altro con Parisi, hanno finito per pestarsi i piedi e sottrarsi l’elettorato, che altrimenti sarebbe andato in un’unica direzione. Ci ha rimesso la città, in primis, che perde un rappresentante alla Pisana. Dove la presenza è tutto. E chissà che, dopo una campagna elettorale da separati in casa, non senza qualche imbarazzo, in maggioranza non giunga il momento di una resa dei conti.

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