L’infinita carità della…Caritas


La sede della Caritas parrocchiale

Quando i bisogni chiamano, la Caritas risponde. La sede della Caritas parrocchiale (da poco è ospitata nello stabile dell’Istituto Antonelli) ha tutto l’aspetto di un negozietto d’altri tempi, ma la bontà e l’altruismo che vi traspaiono ne fanno il concentrato di una attualissima versione della solidarietà. Anonima e disinteressata come non mai.

«Ci rendiamo quanto più possibile utili», ci accoglie Giulia, ormai un decennio votato ad una preziosa missione

Ed è un andirivieni di bisogni, che fanno capolino attraverso il portone delle povertà vecchie e nuove. Qui nei locali presi in fitto dalle suore il sorriso di un ringraziamento trova magicamente il punto d’incontro con il piacere del dono. Contrappunti delicatissimi sul pentagramma dell’attenzione per l’altro. E, a fare da ponte tra chi dà e chi riceve (a volerla dire meglio, ognuno dà e riceve allo stesso tempo), ci sono dei veri e propri “angeli”, che corrispondono ai nomi di Giulia, appunto, di Stefania, Laura, Anna, Annalisa, Ida, Angela, Grazia, Rita. Si avvicendano nell’accoglienza (la sede è aperta tutti i giorni dalle 15,00 alle 18,00) di quanti arrivano con le borse cariche e di quanti le loro borse le presentano drammaticamente vuote. «La nuova sede ha avuto un effetto moltiplicatore- ha detto Giulia- assicurando alla nostra attività una maggiore visibilità all’esterno. Vengono anche da San Felice Circeo. Rispetto al passato una novità c’è.

Prima era difficile vedere un terracinese varcare la soglia della nostra sede, per chiedere aiuto. Adesso c’è solo un arabo. Tutti gli altri sono del posto

Vengono richiesti capi di vestiario, coperte e scarpe. Qualche extracomunitario è disposto anche ad indossare maglie da donna, pur di potersi coprire». E, ogni lunedì, funziona il centro d’ascolto, una sorta di ricettore delle esigenze di questo o di quello. Si riesce a far fronte alle necessità vitali di una trentina di famiglie particolarmente indigenti”. «Meno male che ci siete voi», dice la gente rivolta ai volontari. Tra gli ospiti del momento troviamo anche una donna araba con la sua bimba, che stringe uno scoiattolo di peluche. Vestiti, soprammobili, bomboniere. «E’ da sfatare l’idea, che la gente si disfi delle cose di casa inutili e malandate- prosegue Giulia- oggi si è più rispettosi. Riceviamo oggetti e indumenti in buono stato. E capita anche che qualche donna si trasformi in ladruncola, pur di portarsi a casa, nascosti sotto il vestito, una sciarpa, una mutandina, dei calzini, un reggiseno».

La sede della Caritas nello stabile dell’Istituto Antonelli

La sede della Caritas nello stabile dell’Istituto Antonelli

Ci si rende conto che sarebbe assurdo punire la povertà e, allora, si preferisce chiudere un occhio. Anche perché l’importante è altro. Lo sintetizza Giulia. «Il fare del bene è un flusso magico, che sta entrando di più nell’animo delle persone».

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