LUDOPATIA: È ALLARME ANZIANI


di Lino Bucci

Wilson Mizner affermava che “il gioco d’azzardo è il miglior modo per ottenere nulla da qualcosa”!!
In un momento di depressione economica che ha provocato perdite di posti di lavoro, chiusure di fabbriche ed una tensione sociale giunta a livelli mai visti, il gioco d’azzardo non conosce crisi. Cresce con percentuale a due cifre ed aumentano di pari passo i malati di ludopatia ed i soggetti a rischio.
Ma cos’è la ludopatia? E’ la condizione patologica di dipendenza dal gioco in particolare dal gioco d’azzardo. In effetti gli esperti del settore ci dicono che non esiste differenza tra un ludopatico ed un tossicodipendente: in entrambi i casi il SERD può essere loro d’aiuto.
A mio modesto parere sarebbe stato meglio usare il termine “azzardopatia” visto che il gioco non ha mai creato alcuna dipendenza.
Davanti a quelle macchinette “mangiasoldi” e grattando biglietti a non finire il ludopatico si sente onnipotente, si rende conto che potrebbe vincere ma anche perdere. L’adrenalina lo costringe a giocarsi tutto fino all’ultimo euro per poi rimanere in perfetta solitudine abbandonato da tutti in primis dalla sua famiglia e dagli amici più cari.
Nel 2016 in Italia nel gioco sono stati spesi 95 miliardi di Euro che rappresentano circa il 4,7% del PIL in crescita del 7,3% rispetto all’anno precedente. La spesa pro capite in Italia, neonati compresi, è di circa 1.500 Euro.
Stiamo parlando della terza impresa del nostro paese. Per comprenderne meglio la portata si pensi che la Legge di Stabilità 2017 è stata di 30 miliardi di Euro ossia meno di un terzo.
Mentre agli inizi degli anni ‘90 in Italia si poteva giocare solo tre volte in una settimana (Lotto, Totocalcio e Totip) oggi è possibile farlo continuamente nell’arco dell’intera giornata presso bar, tabaccherie, supermercati, in autostrada, on line tramite pc e cellulari di nuova generazione.
In questo settore lo Stato ha un ruolo controverso ne riconosce la gravità ma non riesce a gestire e regolamentare responsabilmente il fenomeno. Si tenga presente che il gioco d’azzardo è vietato per legge salvo deroghe specifiche e di queste dal 1990 ad oggi ce ne sono state moltissime fino a generare la situazione attuale che è sotto gli occhi di tutti a partire dalle gare finte generate da un computer fino ad arrivare alle slot machine, alle videolottery, al bingo, al Gratta & Vinci ed alle scommesse di vario genere.
E’ atteso per giugno prossimo un decreto ministeriale per contrastare la ludopatia che sarà valutato insieme al Ministero della Salute. “Se son rose……..fioriranno” ma il rischio è quello che,come spesso è accaduto, si anteponga il lato economico a quello sociale. Spero per una volta di essere smentito.
Lo Stato da una parte ha trovato un sistema per incassare dal gioco senza timore di essere contestato, dall’altra si accolla i costi socio-sanitari diretti ed indiretti prodotti dalla ludopatia e che ammontano alla quasi totalità delle imposte percepite ossia a 10 Miliardi di Euro. Senza contare che sulla prevenzione investe molto poco rispetto a quanto si dovrebbe.
La cosa assurda è che proprio i giocatori a basso reddito, che sono una percentuale importante ,concorrono maggiormente a questi introiti.
L’abbondanza di offerta, ormai capillare, fa si che un giocatore si comporti in maniera compulsiva spendendo in questo modo somme fuori dalla sua portata con conseguente indebitamento, in tantissimi casi illeciti, mettendo così a rischio la propria esistenza e quella dei propri familiari. I ludopatici in Italia sono 800.000 e quasi 2.000.000 sono i giocatori a rischio tra questi circa il 60% è rappresentato da persone con un reddito medio basso. E’ un’epidemia.
I pensionati over 65, tra ludopatici e persone a rischio rappresentano, così come riportato da un’indagine AUSER, un drammatico 17% del totale.
Spendono per il gioco mediamente 3.200 Euro l’anno ossia 266 Euro al mese. Questo dato oscilla tra i 100 Euro per gli anziani non patologici ed i 400 Euro per coloro che sono affetti da ludopatia. Parliamo di persone che fanno parte di quel 47% di pensionati che percepiscono una pensione mensile al di sotto dei 1.000 Euro. Nel Sud, di cui facciamo parte, i dati peggiorano visto anche che gli assegni di tipo assistenziale raggiungono il 25% per cui la situazione è ancora più disperata.
Gli anziani giocano in primis illudendosi di risollevare in questo modo le loro finanze e se solo s’intendessero di calcolo delle probabilità scoprirebbero che con il Super Enalotto la possibilità di fare 6 è pari ad una su 622.614.630. Probabilmente non giocherebbero più o quantomeno ridurrebbero le giocate.
Da uno studio australiano risulta che la ludopatia è direttamente proporzionale all’età per cui più si va avanti con gli anni e maggiormente è il rischio di cadere in questa trappola micidiale. Inoltre si sottovaluta anche il rischio ludopatia e, per la diminuzione di memoria, in tanti casi ci si dimentica anche delle perdite subite nel tempo.
Le motivazioni che inducono gli anziani a giocare d’azzardo vanno ricercate nel fatto che avendo lasciato per quiescenza il lavoro percepiscono questo evento come una perdita del proprio ruolo sociale e ciò provoca in loro solitudine, isolamento e depressione.
Aumenta in modo esponenziale oltre al rischio dell’ usura e dei debiti anche quello di comportamenti illegali fino ad arrivare all’autolesionismo con situazioni talmente gravi che spesso hanno portato anche al suicidio.
Si aggiunga il fatto che si ha maggiore disponibilità di tempo e risorse economiche immediate contrariamente a chi lavora.
Gli anziani devono necessariamente avere la consapevolezza e comprendere che per loro è facilissimo cadere nella trappola del gioco d’azzardo che ha delle cadute umane e sociali molto rilevanti. Sono soggetti vulnerabili e quindi rientrano a pieno titolo in quella fascia ideale per il gioco d’azzardo.
La politica, a qualsiasi livello, deve intervenire creando maggiori luoghi di socializzazioni onde evitare che queste persone si sentano isolate dal mondo perché altrimenti ed in modo inevitabile continueranno a recarsi, per socializzare con qualcuno, nei bar o nelle sale scommesse.
Inoltre occorre programmare, dal punto di vista sanitario, un percorso terapeutico ma che metta al centro la famiglia che molto spesso, a causa del ritmo frenetico della vita, non hanno dato peso alle problematiche del proprio anziano colpito da ludopatia.
Qualcuno affermava che il gioco d’azzardo è peggiore dell’eroina in quanto, mentre questa colpiva una fascia molto giovane di persone, il gioco d’azzardo non conosce età. In effetti non ho fatto accenno ai circa 800mila adolescenti che tra i 10 e i 17 anni giocano d’azzardo né tantomeno ai 400 mila bambini tra i 7 e i 9 anni che già hanno usato la loro paghetta per il gioco.
Questi sono gli anziani del futuro e se il buongiorno si vede dal mattino…..
In un paese dove la crisi economica, sociale ed etica la fa da padrona si cerca “l’arricchimento facile” senza tener conto che questo è il sistema migliore per depauperare paghette, stipendi e pensioni diventando vittime di una dipendenza dalla quale è molto difficile uscirne.

Share this post