Monumento al maggiore Orlandi, la lettera del sindaco Procaccini


Una lunga lettera, affidata alla sua pagina Facebook, perché le emozioni provate nel ricordare il maggiore Gabriele Orlandi a un anno dalla tragedia dell’Air Show non si possono tenere dentro. Così il sindaco Nicola Procaccini ha voluto commentare la cerimonia di inaugurazione del monumento sul lungomare Circe, un’opera artistica dedicata al pilota dell’aeronautica a cui è stata anche conferita la cittadinanza onoraria. Nella lettera il primo cittadino parla delle polemiche, dell’amarezza su quanto detto e scritto a proposito dell’opera.

«Vi confesso che sono stati giorni amari quelli che hanno preceduto la giornata di ieri. Tra gli attacchi politici e certe brutture lette su FB, ho fatto davvero fatica a riconoscere la gente che amo e che mi onoro di guidare in questo mio secondo mandato da sindaco. Non tanto per me, ma per il papà e la mamma di Gabriele. Il pensiero che potessero leggere ciò che veniva scritto su loro figlio, mi provocavano un dolore fisico, un’amarezza difficile da spiegare. Cosa che purtroppo è avvenuta, perché il mondo nell’era dei social network è diventato piccolo come il tinello di casa e si odono i sussurri, figuriamoci le grida.

A farmi male non sono stati i commenti sull’opera del maestro Basile, malgrado fossero spesso prevenuti, acerbi, talvolta terribilmente incolti. Il giudizio su un’opera d’arte è sempre soggettivo. Ciò che piace a me, non piace a te, e viceversa. Ci sta. E nella storia di Terracina queste discussioni ci sono state spesso per fortuna. A molti non piacque il “testone” di Mazzini eretto nella piazza a lui dedicata. I racconti dei più anziani ci riportano lo sconcerto nei confronti del monumento ai caduti della prima guerra mondiale realizzato da Duilio Cambellotti in Piazza Garibaldi. Mentre ci fu addirittura un’insurrezione popolare contro il volto del Cristo nella Chiesa del SS Salvatore, poiché troppo giovane rispetto a quello andato distrutto nel bombardamento del ‘43. Ci sta. I canoni estetici mutano al mutare del tempo e le città più belle sono decorate da opere d’arte che raccontano l’evoluzione delle forme e degli stili nel corso dei millenni. Parigi, la città più visitata del mondo, ne è forse l’esempio più lampante. Uno scrittore che amo disse: “Nessuna generazione passa alla storia per aver saputo ben conservare le vestigia delle generazioni precedenti, ma per aver donato alle successive nuove sculture, nuove opere, nuovi poeti”.

Ciò che non ci sta, è la polemica sulla utilità di dedicare un monumento al maggiore Orlandi o sui 40mila euro spesi per realizzarlo (sono i costi del basamento e della fonderia, il maestro Basile non ha voluto neanche un centesimo di euro..). Il 24 settembre dell’anno scorso almeno tre generazioni di terracinesi e diverse migliaia di persone hanno partecipato ad un evento talmente tragico, da restare impresso per sempre nella nostra storia collettiva. Uno dei migliori piloti dell’Aeronautica Militare Italiana è caduto davanti ai nostri occhi. Dopo averlo visto eseguire manovre di formidabile destrezza e coraggio. Un evento tragico. Un evento storico, di portata nazionale. Che a partire da Terracina ha scosso l’Italia intera, fino al suo vertice istituzionale: il Presidente della Repubblica. Ma anche un evento tutto nostro, intimo, condiviso con i genitori di Gabriele al punto da far sentire loro Terracina come lo scrigno ideale per custodire le spoglie mortali del proprio figliolo. Tutto questo meritava un luogo fisico per elaborare il lutto cittadino e trasformarlo in un’opera d’arte da donare alle prossime generazioni? Secondo me sì. Anche a costo di spendere qualche migliaio di euro. Nel corso del mio intervento ho ricordato le polemiche che precedettero la missione dell’Apollo 11, quella che consentì all’umanità di sbarcare sulla luna. Kurt Vonnegut, un giornalista dell’epoca, disse: “Ma con tutte le buche che ci sono sulle strade di New York, voi pensate ad andare sulla luna?”. Secondo me sì. Fin dalla notte dei tempi, gli esseri umani hanno sognato di toccare la luna. E lo sbarco sulla luna è stato certamente il momento più entusiasmante di sempre, ad ogni latitudine del globo terrestre. Pazienza per le buche di New York o di Terracina, che prima o poi verranno riparate. Ve lo prometto. Ma porca miseria, siamo fatti di sogni, non di catrame! È anche il significato di quel monumento! A volare in alto si può cadere certo, come è capitato a Gabriele, ma fatti non fummo: “a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza..”. Quel monumento non è solo al Maggior Orlandi e ai caduti dell’Aeronautica Militare Italiana. Quel monumento è dedicato alla parte migliore di noi. E la giornata di ieri mi ha ripagato di ogni amarezza. Fin dal mattino presto in Consiglio ho ritrovato lo spirito della Terracina che amo, poi tutti sul lungomare con gli occhi fissi nel sole. Persino su Facebook mi è sembrato che improvvisamente si diradassero le nuvole cariche di asprezze e tornasse la luce della ragione. Non mi resta che un’ultima raccomandazione. Non guardate il monumento attraverso una foto su Facebook, ma recatevi lì, sul posto, e ascoltate quello che ha da dirvi. A me ha detto tutto questo.

Grazie a Corrado Cicerone, a Davide Di Leo, a Pasquale Basile, ad Alessandro Alla, a don Massimo, ai fratelli Fantasia, a Giampiero Falcone, a Corrado Costantino, alla giunta, ai consiglieri e a tutti coloro che in piccola o grande parte hanno preso parte a questa rocambolesca storica avventura».

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