One Fitness – Mobility nel Functional Training


La famiglia Madaluni: da sx il piccolo Matteo, Delia, Luca e Nicola

Abbiamo intervistato ancora una volta Luca Madaluni della One Fitness per informazioni riguardo la mobility nel functional training:

Luca, parliamo ancora di functional training e di mobility in particolare. Vuoi dirci di cosa si tratta ?

La mobility è una sezione del FT che consiste, fondamentalmente, nello stretching e nella miglior ricerca della mobilità articolare.

In cosa differisce dallo stretching tradizionale ?

Alcuni esercizi di base sono simili ma le fasi di prepare-stop-strech-rest sono più elaborate e verticalizzate. Piuttosto che tenere la posizione, infatti, recenti studi hanno dimostrato la miglior efficacia dello stop nella massima posizione di allungamento e del successivo stretch teso a spingere per il massimo guadagno della flessibilità.

Tutti possono praticare questo modulo ?

Certo, a meno che non si abbiano problemi particolari che richiedano, ad esempio, una posturale propedeutica.

Quali sono i vantaggi relativi ?

Innumerevoli e tutti derivanti dall’ottenimento di una miglior mobilità articolare. Ciò è un vantaggio anche per gli sportivi di varia estrazione che vedono un miglior rendimento nel loro gesto atletico dovuto alla scioltezza e ad un movimento più decontratto. Tutto questo implica un buon risparmio energetico. Ma anche chi, semplicemente, vuole “star bene” osserva notevoli miglioramenti grazie, ad esempio, allo srotolamento della colonna vertebrale e della cervicale.

Può essere eseguito singolarmente ?

Sì, ma il modulo che abbiamo sviluppato alla One Fitness prevede preferibilmente la coppia, con un cambio ogni 40 secondi circa. La funzione del/la compagno/a è, dopo la fase di prepare, quella di bloccare gli arti con una sorta di chiave articolare nella fase di stop per forzare leggermente la successiva fase di stretch. La fase di rest termina sempre gli esercizi.

Quindi ricerca della mobilità …

Certamente. La vita sedentaria odierna, ad esempio, stare seduti al pc, in automobile ecc.. comporta una sorta di “arrugginimento” delle articolazioni e della colonna vertebrale. Già dopo le prime sessioni di mobility, ad esempio, gesti semplici ma che comportano difficoltà (pensiamo alla torsione del busto e del collo per effettuare la retromarcia in auto ecc..) risultano decisamente più agevoli.

E per gli sportivi ?

Anche gli sportivi possono incorrere in problemi di mobilità. Si pensi al ciclismo che costringe il tronco quasi nella stessa posizione per tante ore. Altri sport dove è richiesta flessibilità sono le arti marziali, il climbing ecc.. hanno vantaggi anche migliori. Nel climbing, ad esempio, deltoidi e schiena sciolti e decontratti favoriscono l’allungamento per raggiungere prese lontane; la flessibilità nelle gambe, invece, consente con minor sforzo di spaccare in parete od effettuare un aggancio alto di tallone per il superamento di un tetto ecc..
Alla stessa stregua, nel Taekwondo avere miglior mobilità articolare significa portare colpi più alti e con maggior facilità.

Insomma, consigli mobility forever ?

Di sicuro ! Comportando un basso dispendio calorico la si può agevolmente accoppiare nella settimana a qualsiasi altro allenamento più impegnativo.

Luca Madaluni dopo l’arrivo della GFNY.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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