Pellegrini in bici, seguendo le orme di S.Francesco.


Che cosa spinge tre persone, così diverse tra loro, a condividere un percorso in bici attraverso una parte della dorsale appenninica? Dev’essere stato, senz’altro, qualcosa di più grande della passione sportiva.

Difatti, durante i loro incontri per la programmazione del percorso, Don Massimo Castagna (Parroco a Sabaudia), Carlo Mancini (impiegato) e Mario Lerose (pensionato) hanno sempre considerato questo viaggio “un pellegrinaggio”, immaginando un possibile itinerario seguito dal “poverello di Assisi” tra monasteri e piccole chiese.

Sulla base di questo pensiero si è svolta la preparazione organizzativa, senza la quale sarebbe stato impossibile lo svolgimento del “percorso francescano”. La loro avventura è iniziata il 1° giugno da Poggio Bustone (prov. Rieti), proseguendo poi attraverso strade, sentieri e boschi, che in un susseguirsi di saliscendi, permettevano ai loro occhi e al loro cuore un’alternarsi di emozioni, per giungere, dopo 10 giorni, alla meta prefissata, il Santuario di San Michele Arcangelo (Gargano-Puglia).

Solo una volta si è manifestato un grande senso di disagio interiore ma allo stesso tempo così forte da non poter essere rinchiuso e bloccato “solo” nell’animo. Il momento dell’arrivo a L’Aquila. La visione della città così squarciata è estremamente triste, la Signora ferita, come l’ha correttamente definita l’autrice del testo-guida “Con le ali ai Piedi”, Angela Seracchioli. Rimane sempre viva la speranza che risorga dalle macerie e torni ad essere la Signora delle montagne. Riprendendo il cammino, la sensazione di tristezza è stata mitigata dall’incontro di paesaggi mozzafiato, piccoli borghi e piccole città d’arte che li hanno lasciati “a bocca aperta”. A tutto questo si aggiungano i momenti spiritualmente ritrovati in vari contesti sacri e condivisi con gli altri Pellegrini e fedeli.

I luoghi e le persone incontrate nello spirito francescano hanno trasmesso ai nostri amici una sensazione di gioia che traspare netta nei loro volti e rivela ciò che hanno vissuto, nonostante le fatiche dei 600 km percorsi che hanno messo a dura prova la resistenza fisica dei tre pellegrini.

Tra le particolarità del territorio attraversato possiamo citare i “tratturi”, le antiche vie della transumanza (ormai abbandonate) che dal cuore dell’Abruzzo portano fino alle pendici del Gargano.

Al di là delle parole utilizzate per spiegare questa fantastica avventura, resta nell’intimo del pellegrino, un’energia vivace che fornisce ovunque spunto per raccontare di questa esperienza umana indimenticabile.

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