Regione Lazio, Lega all’attacco sui consultori: «Linee d’indirizzo fallimentari»


«I Consultori Familiari dovrebbero essere i punti di riferimento territoriali per la tutela socio sanitaria della maternità e la consapevole ed informata interruzione volontaria della gravidanza». Lo sostiene in una nota il gruppo sanità della Lega-Salvini Premier.

«Ma nella nostra Regione, Zingaretti, oltre ad aver chiuso decine e decine di punti nascita ospedalieri, non ha posto in essere, nei fatti, servizi territoriali che potessero almeno sopperire alla pesante politica di tagli lineari all’assistenza alla maternità e natalità. Invece di aumentare ed ulteriormente sviluppare i Consultori Familiari, essi sono stati ridimensionati, resi precari o, peggio, chiusi. Tutto ciò contraddicendo lo stesso decreto regionale n. U00152 del 2014, sulle “linee d’indirizzo regionali per le attività dei Consultori Familiari”. Una sorta di libro dei sogni che prometteva apertura di nuove strutture, aumento del personale ed introduzione di nuove figure socio-sanitare (medici-chirurghi, ostetriche, infermieri, psicologi, assistenti sociali, sociologi, mediatori linguistico-culturali). Si parla addirittura di specifiche e avanzate figure, come i consulenti “peer councelors” su allattamento al seno.

In particolare sulla Interruzione Volontaria di Gravidanza, che non deve essere intesa come forma impropria di pratica contraccettiva così come fortemente ribadito dalla Legge del 1976, si prevedono interventi integrati volti alla informazione ed al sostegno di una scelta consapevole, all’interno della rete interistituzionale e di continuità assistenziale Territorio-Ospedale-Territorio. Queste linee prevedono, tra l’altro, la formulazione di protocolli d’intesa con i Medici di Famiglia, che conoscono bene la Paziente e possono costituire un forte anello di congiunzione per una scelta consapevole ed introduzione alla contraccezione responsabile ed adeguato percorso nascita. Quello che dobbiamo obiettivamente rilevare, a 6 anni dalla formulazione di queste linee, che abbiamo assistito ad un peggioramento ed arretramento della situazione con riduzione di personale e prestazioni. Un solo dato per tutto: le linee prevedono, per le aree urbane, un Fabbisogno Standard di un Consultorio Familiare (CF) ogni 20.000 abitanti. Quindi a Terracina ce ne dovrebbero essere due. Ne abbiamo solo uno e, nonostante l’impegno degli Operatori,  in condizioni di spaventosa precarietà ed insufficienza. L’impegno che prendiamo come Lega, sia a Terracina che in Regione, di dare attuazione a norme e scelte che vadano nella direzione di dare risposte certe all’esigenza di assistenza e tutela della salute personale e pubblica».

 

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