Regolamento di polizia urbana, D’Andrea chiede una commissione per le modifiche


Circa un mese fa, il Consiglio comunale ha approvato un regolamento di polizia urbana che disciplina materie come la “sicurezza urbana”, la “convivenza civile”, il pubblico decoro”, la “tutela della quiete”, i “mestieri e attività lavorative”, “l’educazione alla legalità”. Ora il consigliere comunale Giuseppe D’Andrea, fuoriuscito dal Partito democratico e finito nel Gruppo misto, chiede di ritornare sulla questione convocando la commissione consiliare competente. «Durante i lavori in Commissione – spiega – pur avendo scelto di intraprendere un percorso condiviso con le altre forze politiche che mettesse al centro non interessi di parte bensì quello generale dei cittadini, ci eravamo riservati di ritornare a discutere su alcune norme specifiche che non ci convincevano e in relazione alle quali rimane il nostro dubbio in merito alla loro legittimità, alla loro ragionevolezza o, addirittura, alla loro utilità pratica. Ci riferiamo in primo luogo all’art 4. C.4 ai sensi del quale “E’ vietato l’uso, senza giustificato motivo, di qualunque mezzo, quale burqa, niqab o altro indumento, finalizzato a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona in luogo pubblico o aperto al pubblico. L’inosservanza del divieto è sanzionata ai sensi dell’art. 5 della legge n. 152 del 22.5.1975”.

A tale proposito occorre, infatti, rilevare che il Consiglio di Stato, con la sentenza n. 3076 del 2008, ha ritenuto illegittima un ordinanza emessa da un sindaco che aveva vietato l’utilizzo in pubblico del velo ritenendolo come mezzo idoneo a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona. Secondo l’organo supremo della giurisdizione amministrativa, infatti, il su citato art. 5 della legge n. 152 del 22.5.1975 “consente nel nostro ordinamento che una persona indossi il velo per motivi religiosi o culturali” in quanto “si tratta di un utilizzo che generalmente non è diretto ad evitare il riconoscimento, ma costituisce attuazione di una tradizione di determinate popolazioni e culture”. Rispetto alle esigenze di pubblica sicurezza che secondo il sindaco avevano determinato l’emissione del provvedimento, con la stessa sentenza il Consiglio di Stato ha chiarito che tali esigenze “sono soddisfatte dal divieto di utilizzo in occasione di manifestazioni e dall’obbligo per tali persone di sottoporsi all’identificazione e alla rimozione del velo, ove necessario a tal fine”. Si tratta, a nostro avviso, di un arresto giurisprudenziale che rende necessaria una modifica della suddetta norma che elimini qualunque dubbio sulla legittimità della stessa. A tale proposito si propone di modificare la suddetta norma eliminando il riferimento specifico al burqa e al niqab, trattandosi di indumenti che sono utilizzati con finalità esclusivamente religiose. In secondo luogo, riteniamo necessaria una modifica anche in relazione all’art. 2 C.3 lettera F del regolamento approvato con cui vengono vietate “su tutto il territorio comunale, la pratica dell’accattonaggio e/o la richiesta di donazioni in denaro […] posto in essere con il carattere dell’insistenza…”. Quello dell’insistenza è infatti un concetto troppo vago e indeterminato che non consente di circoscrivere il divieto a quelle situazioni che rappresentano veramente un problema per l’ordine pubblico o la sicurezza pubblica e rischia di trasformarsi in un divieto generale di praticare l’elemosina che è inaccettabile per una città come Terracina, da sempre attenta all’accoglienza e alla difesa delle persone più svantaggiate. A tale proposito si propone di modificare la suddetta norma sostituendo alle parole “posto in essere con il carattere dell’insistenza” le parole “posto in essere con modalità tali da costituire una minaccia per l’ordine pubblico o la sicurezza pubblica”».

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