Saint Patrick, una storia terracinese di amore e dedizione che giunge all’Expo milanese


Esistono luoghi incantati che affondano le proprie radici nella storia, nella cultura e nelle tradizioni di una determinata comunità. Luoghi dove la clessidra del tempo scandisce il tempo ed impreziosisce ogni singolo granello, facendo riecheggiare nell’aria nomi ed eventi.  E proprio nel centro Storico di Terracina, il “Saint Patrick” incarna al meglio i valori del glorioso passato romano e le innovative tecniche di ristorazione ed accoglienza ,“uniformando” il tutto in un mosaico suggestivo e dalle mille sfaccettature. Dalla ristorazione alla cultura. Con stile, classe e una sconfinata abnegazione.

Cantina di Santo Marco (1)Da antica cantina terracinese (con annesse storie tra mito e leggende di bicchieri volanti e chiacchiere degenerate in “salutari” risse) a rinomato locale presente all’interno delle guida slow food e certificato da ben tre simboli (il Top) che ne attestano la qualità. Massimo Masci e Ivana Codemo sono gli artefici del capolavoro chiamato Saint Patrick, istituzioni “silenti” ma dinamiche e onnipresenti.

Ho cominciato oltre 50 anni fa partendo dall’istituto alberghiero di Stresa ereditando questa passione per il settore della ristorazione dai miei genitori, proprietari  – e mi preme sottolinearlo – del primo albergo cittadino chiamato con il nome “Anxur” – ci confida Massimo.  Fin da giovane scorre nelle vene il sangue del ristoratore, del sommelier ante litteram troppo stretto nella provincia e “costretto” ad acquisire esperienze all’estero. “A 18 anni, invece, andai via dall’Italia per girare l’Europa e servire i più importanti uomini del pianeta – prosegue Masci, lasciando trasparire un immutato orgoglio. Il lavoro, la folgorante carriera e l’amore. “ A Londra mi sono anche incontrato con Ivana, trovando la donna della mia vita”. Dunque: non solo Beatles, Dustin Hoffman, Twiggy, Clint Eastwood, Alice Cooper, George Best, Sean Connery e Gérard Depardieu (per citarne alcuni). Perché solo il sentimento dà oro alla porpora.

E proprio Ivana, anche lei con un percorso simile da rampante cameriera in Germania e Regno Unito, confessa le sue avventure alla “corte” delle star disseminate nel pianeta. “In tutta la mia vita professionale sono orgogliosa di essere stata in contatto con uomini e donne che hanno scritto la storia in tutti i campi, dalla musica al cinema, passando per il teatro e la letteratura” – rimarca Ivana, mentre con orgoglio illumina la scritta del suo locale.

Saint Patrick come il Santo protettore dell’Irlanda. Ma il nome assegnato al locale nel 1998 ha tutt’altra origine. “Abbiamo deciso di dedicare la nostra enoteca a un amico scomparso in un tragico incidente automobilistico. Si chiamava Patrick, era per metà napoletano e per metà irlandese . E gli volevamo un bene dell’anima.”

ingresso St.P.con banchi ottici (1)Uno sguardo al passato per proiettarsi al futuro. Alle porte l’invito all’Expo 2015, coronamento di un sogno partito dalle retrovie e dalla trincea della vita. Ora arriva il momento del palcoscenico. Nei padiglioni dedicati alle regioni ci sarà spazio per sei locali laziali, e uno di questo sarà dedicato al Saint Patrick. A giugno Massimo e Ivana (che saranno accompagnati nell’occasione dallo staff del locale  e da due stagisti dell’Istituto Filosi) potranno far degustare ai milioni di visitatori presenti piatti tipici come lo spezzatino di bufala o il tagliere di formaggi. Marchi di fabbrica e segni distintivi. Così come le centinaia di bottiglie di vino custodite all’interno della storica e ultra-millenaria cisterna romana, o le iniziative di carattere ludico-ricreativo create sull’asse Terracina-Norvegia e le promozioni di giovani artisti locali con mostre ed esposizioni inaugurate all’interno del locale.

Il Saint Patrick sarà il portatore sano di “terracinesità” nella vetrina mondiale dell’Expo milanese. Un tributo alla carriera dei due proprietari, una passerella tra i colori e gli odori del sentiero della (loro) vita. Quello che Massimo e Ivana hanno sempre attraversato mano nella mano. Ricevendo applausi e gratificazioni. Ieri come oggi.

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