Sanità in provincia di Latina, Pernarella (M5S): «Ecco i numeri del disastro»


“Gennaio 2020 per una gastroscopia, Novembre 2019 per una Tac all’addome, nessuna disponibilità in provincia di Latina per una risonanza magnetica, un’ecografia pelvica o una mammografia, 12 Febbraio 2020 per un Ecodoppler agli arti inferiori: questi sono gli scandalosi tempi di attesa per alcuni degli esami più comuni richiesti dai residenti della provincia di Latina”. A sottolinearlo è Gaia Pernarella, consigliera regionale del Movimento 5 Stelle, nel corso del proprio intervento durante il Consiglio regionale del Lazio incentrato sullo Stato del Commissariamento della Sanità nella Regione. “Sono date che abbiamo rilevato attraverso una semplice telefonata al Centro Unico di Prenotazione del Lazio – spiega la Consigliera -, le stesse che vengono proposte a tutti i cittadini e che descrivono uno stato di attesa catastrofica che costringe le persone a rivolgersi al settore privato, in provincia di Latina più economico che in altra province a quanto ci ha riferito un operatore del Cup a cui avevamo manifestato la nostra preoccupazione di fronte a così lunghe attese. E questo delle liste d’attesa è solo uno dei problemi che affliggono la sanità nel lato sud della regione: impossibile dimenticare la questione dei Punti di Primo Intervento che ha animato la scandalosa speculazione politica degli ultimi mesi e, peggio, l’altrettanto scandalosa speculazione elettorale delle promesse di nuovi nosocomi nel sud della provincia di cui, a oggi, nessuno conosce progetti né ubicazione. E non possiamo bypassare il commissariato servizio 118 – aggiunge la consigliera 5 Stelle -, oggi in proroga, e in scadenza a maggio quando i cittadini torneranno alle urne, senza che nulla ancora si sappia sull’organizzazione del bando di gara europeo su cui questa amministrazione dovrebbe essere già al lavoro. Un’organizzazione della sanità regionale  – conclude la Consigliera 5 stelle -, che ci appare completamente irrazionale e figlia di compromessi che poco hanno a che fare con la salute delle persone e troppo con gli interessi e le aspirazioni politiche del presidente della Regione. Atteggiamenti e scelte che non possiamo che biasimare e che a oggi hanno prodotto l’abbassamento delle condizioni di salute dei cittadini, oltre che un consistente fenomeno di migrazione verso altre regioni alla ricerca di livelli migliori di assistenza”

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