Somministrazione di alimenti e lockdown, l’intervento di Fida


«Basta equivoci. Consumo sul posto negli esercizi di vicinato e somministrazione nei pubblici esercizi: a distinguerli è solo la presenza o meno del servizio al tavolo». Si fa sentire la protesta della Fida, Federazione nazionale dettaglianti alimentari, sezione sud pontino. «Dalla fine del lungo lockdown assistiamo sconcertati ad una serie di controlli e sanzioni ingiustificate anche ai danni di attività a noi associate. Stiamo pagando un prezzo altissimo, in una situazione in cui anziché aiutare le imprese a rialzarsi, si assiste giornalmente ad un vero stillicidio di controlli e sanzioni a volte arbitrarie e illegittime. A parlare è il Presidente della provincia di Frosinone e Latina della Fida, l’organizzazione che raggruppa gli esercizi di vicinato alimentari Francesco Somma.” Il consumo sul posto negli esercizi di vicinato e somministrazione in bar e ristoranti è sempre più simile, al punto che in entrambe le attività si possono utilizzare le stesse attrezzature per lo stazionamento del pubblico. Cambiano le abitudini di consumo, e con esse anche il modo di fare impresa”. Dopo una diatriba lunga anni, combattuta a suon di circolari, è finalmente caduto l’ultimo dei tabù che separavano il consumo sul posto nei negozi da quello effettuato nei pubblici esercizi. Quella che ne esce è una nozione più ampia di somministrazione. Cade anche il divieto di abbinare tavoli e sedie negli esercizi di vicinato. In conclusione, secondo la sentenza del Cons. di Stato n. 2280 del 8 aprile 2019, in assenza di un vero e proprio servizio al tavolo da parte di personale impiegato nel locale, il mero consumo in loco del prodotto acquistato, sia pure servendosi materialmente di suppellettili ed arredi -anche dedicati- presenti nell’esercizio commerciale, non comporta un superamento dei limiti di esercizio dell’attività di vicinato. Le attrezzature possono consistere in tavoli e sedie, ma a rigore anche tovaglioli o stoviglie, la cui generale messa a disposizione per un uso autonomo e diretto di per sé non integra un servizio di assistenza al tavolo, ben potendo essere utilizzati anche dagli acquirenti che decidano di non fermarsi nel locale. Altro elemento a sostegno, il Collegio lo ha trovato nel riferimento alla possibilità di utilizzare i locali e gli arredi dell’azienda, con ovvio ed intuibile riguardo ai normali tavoli e sedie. A sancire la vittoria dell’Autorità nel lungo braccio di ferro contro l’ostinazione del MISE è stata la Sent. n. 2280 del 2019, che ha richiamato espressamente la Segnalazione S2605 del 27 ottobre 2016, avente ad oggetto “Distorsioni concorrenziali nel settore della vendita di alimenti e bevande con consumo sul posto”. In definitiva, l’unico elemento discriminatorio tra vendita negli esercizi di vicinato e somministrazione nei pubblici esercizi, è stato correttamente individuato nella presenza o meno del servizio al tavolo».

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