Spiagge libere e litorale, nuovo affondo del meetup Terracina 5 Stelle


Nuovo intervento del Meetup Terracina 5 Stelle sulla questione delle spiagge libere. «I primi di giugno – si legge in una nota – abbiamo pubblicato un articolo titolato :”Liberiamo le spiagge”, denunciando l’assenza di regole  chiare sul litorale terracinese. Il nostro intento era ed è quello di porre al centro del dibattito e dell’azione amministrativa comunale il tema della restituzione ai cittadini del godimento delle spiagge e del mare, contro le logiche dello sfruttamento, del saccheggio del demanio e della discutibile legittimità delle concessioni. Le spiagge sono un bene comune di appartenenza collettiva. In questi ultimi anni  il numero delle concessioni balneari  è cresciuto in misura esponenziale e il rischio è che,  in assenza di controlli, come avvenuto sino ad oggi, si continui in una corsa ad occupare ogni metro di spiaggia con stabilimenti, tanto da rendere la nostra costa privatizzata, mentre le spiagge sono di tutti. In ballo ci sono  interessi economici, un bacino di voti non indifferente,.grandi profitti su beni comuni di appartenenza collettiva, attività orientate esclusivamente a finalità di lucro e a realizzare quanto più profitto possibile, per contro, un livello di servizi a dir poco scarso. Come dire: un vero e proprio saccheggio di beni comuni. Il Regolamento Regionale n. 19/2016 Disciplina delle diverse tipologie di utilizzazione delle aree demaniali marittime per finalità turistico ricreative”, attuativo della L. R. 8/2015 costituisce un indispensabile strumento di indirizzo e programmazione in materia di politiche del litorale,

Le principali novità riguardano: 50% di spiagge libere e nel caso tale percentuale fosse superata i Comuni non possono rilasciare nuove concessioni e sono tenuti nell’ambito del PUA, a stabilire come raggiungere la suddetta quota. E’ inoltre assolutamente vero che si può liberamente accedere agli stabilimenti balneari per raggiungere il mare senza che nessuno abbia nulla da chiedere o pretendere (ogni abuso in tal senso può essere legittimamente denunciato); è assolutamente vero che si può fare il bagno anche di fronte ad uno stabilimento balneare con regolare concessione (la concessione riguarda la spiaggia, non certamente il mare!!!), è altrettanto vero che nella fascia di rispetto solitamente di 5 metri non ci può mettere con una propria sdraio, o con proprie attrezzature come gli ombrelloni, così come non può farlo lo stabilimento concessionario dell’area limitrofa. Questo perché la fascia di rispetto è funzionale al transito ed al soccorso e pertanto dev’essere lasciata libera da oggetti ingombranti per essere agibile in ogni momento. L’accesso al mare è pertanto libero o quanto meno assicurato entro certe distanze. Senza contare poi di chi si appropria e addirittura impedisce il passaggio su di una scogliera. I Comuni sono, inoltre, tenuti ad assicurare un’equilibrata presenza di spiagge libere con servizi sull’intero arenile di propria competenza individuano ambiti omogenei nei quali la quota di lidi liberi con servizi deve essere almeno pari al 20% in ciascun ambito, ma le spiagge libere sono spesso poco agevoli e se sono in prossimità degli stabilimenti balneari sembrano essere dei corridoi di sabbia ricavati tra le recinzioni limitrofe. Sul nostro litorale inoltre la distribuzione  equa non solo è una lontana chimera ma alcune di queste cosiddette spiagge libere  sono posizionate in zona non balneabile. Lì abbiamo di tutto: melma per I fanghi, sapone, per lavarti, olio d’auto per spalmarsi e, se sei fortunato, un bel pesce già pelato non lo si nega a nessuno. Secondo i dati emersi dalla relazione trasmessa dal  Comune di Terracina alla Regione, risultano n. 103 concessioni balneari di cui 61 stabilimenti; 0 spiagge libere con servizi; 20 punti di ormeggio; 11 esercizi di ristorazione; 5 strutture ricettive; 6 attività ricreative sportive. A tal fine, non possiamo sinceramente, parlare di giunta immobile: per muovere si muovono che poi lo facciano senza il minimo senso del buon gusto e della salvaguardia della bellezza del paesaggio ma probabilmente con un unico scopo : quello clientelare. Che dire poi del paesaggio devastato? Eh sì, perché per realizzare tutto questo si è totalmente azzerato quello che era il vero gioiello di Terracina, cioè la splendida visuale del Lungomare. Certi stabilimenti presentano la tipologia dei baraccamenti da periferia metropolitana, bandone,  un accozzaglie di cabine di plastica una diversa dall’altra e sul singolo stabilimento si potrebbe pure intervenire ma il buon gusto è difficile da insegnare; certo il comune potrebbe aiutare indicando tipologie e fissando criteri che facciano abbandonare molti degli scempi che ovunque si vedono.  Ma non è questo, quello che altera il paesaggio, e compromette il bello che comunque il mare trasmette, è la smisurata concentrazione di strutture sulla spiaggia, accompagnate poi da rumori esasperanti, quasi senza ritegno, fino a notte inoltrata, incuranti della salute pubblica  perché in estate tutto è concesso e permesso e le persone se ne devono fare una ragione visto che non esiste più alcun diritto, non quello al riposo, non quello alla malattia, non quello alla salute. Non si tratta di essere nostalgici ma crediamo che anche il turismo di massa possa essere gestito guardando un po’ più alla qualità, di cui la bellezza è parte essenziale e meno al guadagno facile.

Tutta questa situazione dimostra che se vogliamo che il nostro straordinario patrimonio ambientale costituito dalle nostre spiagge continui a dare ricchezza, è doveroso e obbligatorio che la nostra amministrazione rispetti le regole fissate affinché Il valore di questi beni, che non sono di consumo ma che come tali vengono trattati stimoli nuove forme di educazione e di coinvolgimento nelle azioni di gestione e di tutela. A questo proposito, il meet up Terracina 5stelle ha istituito un tavolo di lavoro aperto a tutti i cittadini interessati al tema, con l’obiettivo di ridare alla spiaggia di Terracina la dignità che le spetta».

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