Spostato il luogo d’incontro del Book Sharing


Riceviamo e pubblichiamo:

Premessa: eravamo a conoscenza del fatto che per organizzare un evento (book sharing) in un luogo pubblico non fosse necessaria un’autorizzazione.

Difatti gli uffici comunali non ci hanno vietato espressamente di farlo, ma per giungere ad una risposta – non rassicurante – abbiamo impiegato una settimana, rimbalzando da un ufficio all’altro.
L’incertezza ci ha lasciati dubbiosi. Pertanto, avendo ricevuto l’assenso dell’Open Art Café, abbiamo deciso di spostare lì l’evento.
Siamo dispiaciuti, ma in qualità di organizzatori non ci siamo sentiti rassicurati dalle autorità locali e, non volendo creare problemi di alcun tipo, abbiamo scelto la via che ci permettesse di concentrarci solo sulla riuscita dell’evento e non sulle mille beghe burocratiche.

Abbiamo modificato il luogo anche come segno di protesta.
Perché ci ha colpito l’associazione, quasi immediata, tra luogo pubblico e autorizzazione, quasi lo spazio, una volta aperto ai cittadini, ora sia diventato privato, di proprietà del comune, e come tale renda necessaria una richiesta di autorizzazione per poterne usufruire.
Come detto, nel nostro specifico caso non serviva autorizzazione; e tuttavia abbiamo impiegato una settimana per ottenere una (relativa) certezza. Dunque la nostra protesta, pacifica e forse vana, ma con un messaggio inequivocabile: riappropriamoci degli spazi pubblici: riscopriamo il concetto di ‘res publica’, rendiamo nuovamente la piazza luogo d’incontro, di confronto e di scambio di idee. Eredità antica, quella delle piazze, se pensiamo all’uso fàttone da romani e dai greci: luoghi pubblici, luoghi dei cittadini, dove si discuteva della cosa pubblica.

Chiaramente riteniamo giustissimo e doveroso comunicare alle autorità di pubblica sicurezza l’intenzione di svolgere una manifestazione; ma questa non deve trasformarsi nella necessità di richiedere un permesso, sempre e comunque. E riteniamo anche giusto dover pagare qualora si ricavi guadagno dall’occupazione del suolo pubblico; ma vi è la necessità di rendere il tutto più veloce, snello e semplice. Quantomeno per le attività cultura, anche se proposte da privati cittadini e non solo dalle Onlus.
Poiché il nostro paese è composto prima di tutto da cittadini (singoli individui) e poi da associazioni.

Le cose devono cambiare, altrimenti la prossima volta difficilmente si troverà la voglia di ripetere una tale iniziativa e di scontrarsi con i muri burocratici.

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Redazione

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