Terracina, alla scoperta di bellezze infinite


Strada basolata adiacente il muro di cinta romano in zona La Valle. Anxur time

“Ci si può emozionare anche davanti ad alcune scoperte storiche ed archeologiche. E’ quello che è successo a me in questi giorni all’indomani della scoperta di testimonianze archeologiche in zona la Valle a Terracina”. Lo ha dichiarato il Dottor Stefano Mini, archeologo, che ha preso parte alla conferenza stampa di presentazione di queste nuove scoperte che hanno messo in luce ancora una volta le bellezze di Terracina. Con lui, presso la Sala Abbate del Palazzo della Bonifica, c’erano anche la Dottoressa Nicoletta Cassieri (Soprintendenza Beni Archeologici), per direzione scientifica delle indagini archeologiche, il Dottor De Castro della Snam, il Sindaco di Terracina Nicola Procaccini e l’Assessore alla Cultura Barbara Cerilli. Come è noto nel corso dei lavori di manutenzione e messa in sicurezza di un metanodotto realizzato negli anni Settanta  nella zona de “La Valle” di Terracina da parte di Snam Rete Gas sotto il controllo della competente Soprintendenza Archeologia,Belle Arti e Paesaggio diretta da Saverio Urciuoli , il suolo ha restituito importanti testimonianze archeologiche.

Panoramica da O verso E del muro di cinta romano in opus reticulatum. zona La Valle Terracina. Anxur time

Panoramica da Ovest verso Est del muro di cinta romano in opus reticulatum. zona La Valle Terracina

Dopo i resti di un’area sepolcrale con il basamento in blocchi calcarei di un monumento funerario, un cippo e il coperchio di un’urna cineraria, prospettante su una strada glareata, costituita cioè da una massicciata di ghiaia e ciottoli  ben costipati, proseguendo in direzione della Chiesa di S. Silviano, alla stessa profondità di 1 metro e 20 centimetri dal piano di asfalto corrispondente al livello archeologico di età romana, si è proceduto a ulteriori acquisizioni. Innanzitutto, sulla destra della strada moderna  è stata evidenziata  una struttura in opera laterizia, lunga in facciata 5 metri, che cinge su tre lati  un’area centrale ed è identificabile con un recinto funerario per sepolture a cremazione e a incinerazione; sul retro, il monumento è apparso purtroppo ampiamente compromesso.

Sul lato opposto, sono stati rinvenuti i resti del muro di cinta di una villa, probabilmente ubicata nel sito di un’abitazione moderna, che raggiungono la lunghezza complessiva di almeno 50 metri. Le strutture , conservate in alzato per circa un metro, sono realizzate con diverse tecniche murarie di ottima fattura , tra cui spicca un lungo tratto in opera reticolata di calcare  molto ben conservata  a distanza di oltre duemila anni. L’edificio si disponeva  lungo il  margine sinistro  di una strada  basolata (foto grande) di medie dimensioni (larghezza circa 3 metri) provvista di comodi marciapiedi  formati da una massicciata di ghiaia e frammenti di laterizi, visibili solo sul lato meridionale essendo stato quasi del tutto distrutto  dalla creazione di un canale  quello sull’altro lato.

Ara funeraria romana messa in luce. Zona La Valle Terracina. Anxur Time

Ara funeraria romana messa in luce. Zona La Valle Terracina

Questa strada antica, corrispondente all’attuale via di San Silviano, costituiva uno degli assi principali paralleli all’Appia che attraversavano la località in senso nord-ovest/sud-est ,  i cosiddetti decumani centuriali.

Grazie  a un più attento quadro normativo sulla tutela e alla collaborazione tra i diversi soggetti impegnati  nei lavori , l’intervento sta rivelandosi un’occasione preziosa  per far riemergere dal sottosuolo una realtà antica del tutto sconosciuta visto che, all’epoca della conduttura, anche le opere di pubblica utilità non sempre venivano seguite in maniera costante dalle Soprintendenze, controllate in cantiere da archeologi e documentate adeguatamente, come oggi è prassi consolidata.

Affiorano così  avanzi di sepolcri, di vie, di cisterne, ville e  impianti produttivi, che dovevano punteggiare la fertile vallata  di Terracina, fulcro della nuova colonia dove  Roma  inviò trecento cittadini assegnatari ciascuno di un appezzamento di terra secondo una divisione agraria esemplare sopravvissuta in maniera straordinaria fin quasi all’ultima guerra. Si delinea in tal modo, anche se per un breve periodo, l’antico paesaggio della piana  con  i sepolcri assiepati ai bordi delle strade in cerca della maggiore visibilità, in un alternarsi continuo di costruzioni per i vivi e per i defunti  sullo sfondo di campi coltivati, così come ce lo consegnano alcune vedute storiche  di  grandi artisti  dell’Ottocento o le fotografie sbiadite dei primi anni del secolo successivo.

 

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