Terracina retrocesso: le speranze tradite, il futuro avvolto nel mistero


L’epilogo è di quelli amari, che restano impressi in modo indelebile nella mente e nei cuori. Siamo passati dagli esodi di massa in quel di Genzano e Marino alle desolanti giornate primaverili in un “Colavolpe” aperto per pochi intimi. C’eravamo tutti illusi di coltivare un sogno perpetuo e vicino, di riscrivere la storia sfidando i demoni del passato. Dalla prima piazza della scorsa stagione alle delusioni con Budoni e Latte Dolce. Medesimo campionato, sentimenti opposti.  In meno di dodici mesi il gigante Terracina si è rivelato composto di argilla, sgretolandosi lentamente e portandosi dietro un intero mondo. Infatti, dopo la sconfitta (più che onorevole visti i ragazzini in campo) rimediata con l’Astrea, il Terracina calcio è ufficiosamente (solo un miracolo sportivo e un intreccio incredibile di risultati favorevoli potrebbe salvarlo) retrocesso in Eccellenza.  

Eppure i proclami di inizio stagione della società capeggiata da Attilio Saturno facevano presupporre tutt’altro. Si parlava di una “campionato elettrizzante” e la squadra veniva definita “una fuoriserie guidata da un tecnico di caratura internazionale”. Con il senno del poi, l’unica vera nota “positiva” di questa annata è stata rappresentata proprio da Fabio Celestini, allenatore abile e competente, capace  di conquistare undici punti nelle prime otto giornate, a fronte dei  cinque raggranellati nelle successive ventitre.

Cronaca di una disfatta  (quasi) annunciata

Il primo passo verso il baratro si è materializzato in Luglio. Affidare le sorti del club alla “fantasiosa” gestione del procuratore Gianluca Arnuzzo (che ha rilevato il posto di direttore sportivo occupato da Germano) ha contribuito a distruggere il Terracina che sfiorò il miracolo l’anno precedente. Via il tecnico Agovino, via i pilastri Varchetta e Vitale e il “Mago” Marzullo. Vano e Genchi spediti a Chieti e Taranto. In entrata, invece, sono giunti all’ombra di Pisco Montano semisconosciuti  calciatori finlandesi, spagnoli di belle speranze (e poche presenze) e magrebini in quantità industriale.

A nulla è servito il clamore suscitato dal possibile approdo in maglia biancoceleste di Adriano ( se non a spargere ulteriori illusioni e provocare l’ilarità di mezza penisola), o il triplo cambio di allenatore a stagione in corso. Con Raffaele Sergio in panchina si è toccato il fondo, perdendo contro chiunque e uscendo anche dalla Coppa Italia per mano del Monopoli.  Più che una cronaca di una catastrofe imminente, un triste presagio che ha preso forma sotto l’ombrellone.

Passato, presente e futuro

Un punticino ottenuto a Sora e una vittoria con il derelitto (e retrocesso) Anziolavinio, questo il resoconto del girone di ritorno dei tirrenici. Il 2015 dei tifosi biancocelesti si è tinto di nero sia in campo che fuori. Ad oggi, quel che resta della società viene gestito con sagacia, passione e orgoglio dai membri dell’associazione Mia Terracina che, oltre a metterci la faccia con iniziative di promozione sportiva e finanziamenti privati (con le quote degli iscritti che spesso hanno coperto “spese di prima necessità”), sono gli unici che sembrano aver a cuore il  passaggio societario verso mani sicure.

L’ex presidente Saturno ha deciso di non cedere la società all’imprenditore Presaghi, spiegando il motivo della sua scelta con l’amore verso il club. Tutto resta in bilico, con l’ipotesi fallimento dietro l’angolo. Con questa (concreta) eventualità si ripartirebbe dalla Terza Categoria (almeno sulla carta) e si azzererebbero le pendenze debitorie della società. Che restano avvolte nel mistero. Un po’ come le scelte di mercato estive.

La maglia, la serie e l’identità

E cosi,  con una situazione sportivamente drammatica,  l’unica ancora di salvezza resta l’attaccamento della gente terracinese. Le cinque stagioni con Saturno alla guida della società avevano risvegliato l’amore e l’immedesimazione di una buona fetta di città con i propri colori. Un sentimento tenuto per troppi anni sopito, appiattito sotto gestioni mediocri e divieti assurdi che aveva ripreso forma con cavalcate esaltanti e promozioni  sfiorate.

Un fronte comune e compatto di sportivi e amanti dei “Tigrotti”  ha deciso di intraprendere il cammino dell’azionariato popolare, non badando a categorie e dirigenti. La maglia prima di tutto. Passano i calciatori, i presidenti e gli allenatori, le stagioni indimenticabili e quelle nefaste, ma non il Terracina calcio. Quello resterà sempre. Citando il grande poeta Ezra Pound: “Quello che veramente ami rimane, il resto è scorie. Quello che veramente ami non ti verrà strappato. Quello che veramente ami è la tua eredità”.

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