Trappola per cinghiali nel Parco, Cabs: «Preoccupante incremento del bracconaggio»


forestale

L’associazione Cabs, con sede a Bonn e attiva in diversi paesi d’Europa, esprime preoccupazione sul fenomeno del bracconaggio anche in aree protette. «Un Parco Regionale – si legge in una nota – quello dei Monti Aurunci, ricco di una particolare natura essendo l’unica catena montuosa laziale ad affacciarsi direttamente sul mare. Caratteristiche peculiari che devono avere attratto anche chi aveva inteso di potere catturare illegalmente i cinghiali con una gabbia trappola di discrete proporzioni. Il bracconiere, però, è finito nella “rete” del Nucleo Investigativo (Nipaaf) dei Carabinieri Forestali.
Vicino Terracina, infatti, i militari hanno individuato l’uomo nei pressi di una gabbia trappola di ben nove metri di lunghezza.
Per il CABS, l’associazione protezionista specializzata in antibracconaggio, si tratta di un nuovo episodio che testimonia il senso di impunità che caratterizza il fenomeno del bracconaggio in Italia. “Nove metri di gabbia – ha affermato il CABS – non si movimentano così facilmente. Non è da escludere che il bracconiere fosse un buon conoscitore dei luoghi tanto da ritenere di passare inosservato pur essendo in piena area protetta. Ai Carabinieri Forestali – ha aggiunto il CABS – va il nostro più sentito ringraziamento“.
I protezionisti, però, hanno ritenuto di rivolgere un ulteriore appello al mondo poltico affinchè vengano inasprite le pene per il bracconaggio, rimasse congelate al 1992, anno di promulgazione della legge che protegge la fauna selvatica.
In Italia – ha affermato il CABS – il bracconaggio è una vera e propria emergenza nazionale – Non vi è angolo del nostro paese che non sia afflitto da questo problema. Il mondo politico non può rimanere indifferenze”.

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