«Usciamo dal Pd perché…» Le spiegazioni di Di Tommaso e D’Andrea


«Usciamo dal PD perché per noi la vera coerenza non è rimanere a tutti i costi in un partito che non ci rappresenta più, bensì rimanere fedeli ai valori e agli ideali che hanno segnato la nostra formazione politica». Arrivano, a qualche giorno dall’annuncio ufficiale dell’uscita dal Pd, le spiegazioni ufficiali dei consiglieri Alessandro Di Tommaso e Giuseppe D’Andrea, oltre che di Elio Zappone, Giorgio Caprio, Giancarlo Golfieri e Veronica Grossi. «Non è stata una scelta facile per noi che abbiamo sempre creduto nel PD tanto da impegnarci all’interno del partito in prima persona, dedicando il nostro tempo e le nostre migliori energie per inseguire il sogno di realizzare una città più bella in cui vivere e vedere crescere i nostri figli. Ci abbiamo creduto così tanto da partecipare da protagonisti a due campagne elettorali per le amministrative del 2011 e del 2016, candidandoci come consiglieri comunali ed esprimendo il candidato sindaco della coalizione guidata dal PD.  Ci abbiamo creduto così tanto da svolgere, in questi anni, con grande passione e determinazione in consiglio comunale il ruolo di opposizione che ci è stato attribuito dagli elettori alle elezioni. Nonostante il nostro impegno di questi anni, però, non siamo riusciti ad evitare che reiterate scelte miopi dei nostri dirigenti provinciali trasformassero, pian piano, il partito provinciale in uno strumento di potere completamente distante dalla realtà, incapace di comprendere e risolvere i problemi del nostro territorio, incapace di immaginare e realizzare un’idea di società più vicina alle persone che, nella nostra Provincia, vivono condizioni di maggiore difficoltà. In seguito alle numerose sconfitte nelle varie tornate amministrative, il partito provinciale aveva bisogno di una ventata di cambiamento che lo riavvicinasse alla gente e che gli facesse riacquistare quella capacità di attrazione che aveva contraddistinto la parte iniziale della sua storia. Tuttavia, nonostante numerosi segnali che arrivavano dai circoli della provincia in cui vari dirigenti e militanti abbandonavano il partito, si è preferito mettere la testa sotto la sabbia e far finta di nulla, continuando a mettere in campo le solite vecchie liturgie di gruppi dirigenti impegnati a costruire “nuove” correnti e alleanze innaturali, irrispettosi finanche delle norme statutarie ogniqualvolta quelle norme non risultavano utili al proprio tornaconto politico.
Tutto ciò, purtroppo, ha determinato che quel simbolo dietro le nostre spalle, invece di rappresentare una garanzia in termini valoriali, ha finito per togliere credibilità alla nostra attività politica, provocando così in noi sentimenti di forte disagio e di imbarazzo. Consapevoli che non potevamo rimanere a guardare chi stava distruggendo il nostro partito abbiamo in più occasioni provato ad invertire la rotta. L’ultimo disperato tentativo in tal senso ha riguardato l’elezione del Presidente della Provincia dello scorso maggio in cui abbiamo provato fino all’ultimo a convincere i nostri dirigenti a sposare l’alleanza con le forze civiche che sostenevano Coletta per cogliere l’occasione di aprire il partito a quella società civile che ha voglia di portare il suo contributo per realizzare il bene comune. Purtroppo, però, invece di cogliere tale occasione, il PD provinciale ha preferito un incomprensibile accordo con Claudio Fazzone e Forza Italia e ci ha costretto, così facendo, a votare contrariamente all’indicazione del nostro partito ponendoci in una situazione di forte disagio. La recente elezione di Moscardelli alla guida del PD provinciale è soltanto l’ultima dimostrazione che la distanza tra la linea del partito e il nostro modo di concepire la politica è ormai incolmabile e che, pertanto, è arrivato il momento di uscire. A noi, che da sempre ci abbiamo messo la faccia, non resta che il compito di chiedere scusa ai cittadini per le bugie, i ritardi e tutto ciò che è rimasto di incompiuto nel nostro territorio a causa delle scelte sbagliate e delle omissioni dei nostri dirigenti provinciali: dalle carenze croniche dell’Ospedale di Terracina al grave ritardo della messa in sicurezza di case e infrastrutture sotto il monte Cucca, dal mancato ripristino del ponte del Sisto alle promesse ancora irrealizzate circa il riavvio della stazione dei treni di Terracina, dall’abbandono del vecchio ospedale ai mancati interventi sul fronte Acqualatina, dalla mancata apertura dello sportello agricolo a Borgo Hermada al grave ritardo nella messa in sicurezza della Pontina. Tuttavia, il nostro impegno politico non finisce con questa esperienza. Da oggi concentreremo le nostre energie solo ed esclusivamente sulla nostra città, continuando a svolgere il ruolo di opposizione che ci è stato affidato dagli elettori alle amministrative del 2016 e, contestualmente, lavorando ad un nuovo progetto civico con il quale poter perseguire il sogno di una Terracina più bella».

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