Valorizzazione della rete sentieristica, interviene Agenda 21


Valorizzazione della rete sentieristica collegata al “Cammino dei Cippi” in località “Colline di Santo Stefano” nel Comune di Terracina, il Forum di Agenda 21 interviene sulla partecipazione al bando regionale. Con nota del 13 aprile 2021, il Presidente della Commissione Consiliare VII – “Politiche Ambientali e Sviluppo Sostenibile” ha invitato il Forum di Agenda 21 Locale a partecipare ai lavori della detta com- missione, svolta nella Sede Comunale giovedì 15 aprile 2021, dalle ore 10,30 alle 12,00, sul tema ri- chiamato in oggetto. Il circolo ambientalista ha scritto all’amministrazione comunale e all’ente parco regionale dei Monti Ausoni.

«Nel corso della riunione, a seguito dell’illustrazione dell’argomento proposto, da parte del Presidente del- la Commissione e dell’Assessore all’Ambiente e Sviluppo Sostenibile, sono state svolte le conseguenti valutazioni da parte dei commissari e dei rappresentanti degli organismi partecipanti.

Il Forum di Agenda 21 Locale, per parte sua, con l’auspicio che la proposta del Comune di Terracina possa essere accolta dall’Ente regionale, ha avanzato alcuni suggerimenti e proposte per l’ulteriore valorizzazione della rete sentieristica della zona di S. Stefano, per la rilevanza degli aspetti storico-culturali, naturalistici e logistici legati:

  • al Monastero benedettino di S. Stefano;
  • all’Acquedotto romano;
  • alle Grotte e cavità carsiche della zona;
  • alla “Via della legna e del carbone”.

 

Infatti, accanto al “Cammino dei Cippi”, collegato alla rete sentieristica e connesso al recupero dei termini confinari di età moderna (1840-1847) tra lo Stato Pontificio ed il Regno delle due Sicilie, andrebbe anche recuperata e valorizzata l’importante memoria, di età medievale, del Monastero benedettino di Santo Stefano “de Montanis”, da cui prende il nome sia l’intera località collinare che la famosa fonte del luogo (ancora oggi in uso), presso cui era situato il monastero.

Il complesso monastico, come ricorda papa Gregorio I Magno (590-604) nei suoi “Dialoghi”, fu fon- dato per volontà di S. Benedetto tra il 530 e il 540 (insieme ai monasteri di Subiaco e Montecassino) e rimase in attività per oltre 1000 anni, fino al suo abbandono, avvenuto nel XVII secolo, come attestato ampiamente dalla documentazione storico-archivistica. Il toponimo costituisce, pertanto, una straordinaria testimonianza non soltanto della memoria storica e culturale della città e del territorio di Terracina, ma anche della più generale storia del monachesimo benedettino in Italia e in Europa (San Benedetto è stato riconosciuto patrono dell’Europa sin dal 1964).

Per tali motivi sarebbe quindi opportuno promuovere la valorizzazione del sito culturale all’interno della prevista rete sentieristica e, nello stesso tempo, il suo inserimento nei cosiddetti “Cammini di Fede”, in particolare nello specifico itinerario della “Via Benedicti” e nelle apposite carte turistico-culturali, secondo il progetto predisposto, da diversi anni ormai, dal Ministero competente e dalle Regioni Lazio e Umbria a sostegno dei sistemi turistici locali.

Andrebbe inoltre recuperata e valorizzata l’altrettanto importante memoria storico-culturale del sito di S. Stefano, di età antica, costituita dal tracciato del primo acquedotto della città romana di Anxur-Tarracina, risalente al II secolo A.C.. L’acquedotto, scavato quasi interamente nella roccia (lo speco è profondo circa 50 cm e largo dai 20 ai 45 cm circa), conduceva l’acqua dalla sorgente di S. Stefano fino al col- le di S. Francesco a Terracina, seguendo un percorso di circa 6 Km. In età moderna fu tentato di ripristinarne la funzionalità, da parte del papa Pio VI Braschi, ma il progetto, riprodotto in una bella pianta del 1786, venne poi abbandonato per realizzare l’acquedotto del Fico.

Il tracciato dell’acquedotto antico di S. Stefano venne rilevato e disegnato dal direttore del Consorzio della Bonificazione Pontina, Vincenzo Minottini, intorno al 1870 e infine riportato nella pianta archeologica di Terracina di Giuseppe Lugli del 1926. Esso costituisce, pertanto, un monumento di rilevante interesse storico e archeologico, non soltanto locale e regionale, ma anche nazionale. Sarebbe quindi opportuno promuoverne la valorizzazione all’interno della prevista rete sentieristica collinare.

Va inoltre considerato, per gli aspetti propriamente naturalistici, accanto al già previsto e specifico “Sentiero della Grotta delle Donne”, il recupero e la valorizzazione, in un quadro d’insieme ed in un uni- co percorso, delle numerose cavità carsiche (grotte, pozzi e chiaviche) presenti nella zona di S. Stefano. Si tratta, in particolare, di circa 12 monumenti di valore geologico ed idrogeologico, tutti documentati e classificati dalla Regione Lazio e riportati nella bibliografia specifica, la maggior parte dei quali si trova tra Monte Cervaro, Monte Pilucco, Monte Concutella e Monte Giusto (Pozzo Apacar, Chiavica di Ju Stincone, Chiavica del Cervaro, Grotta Bravona, Chiavica dei Pettirossi, Grotticella di S. Stefano, Chiavica del Recinto, Chiavicozza del Vitello, Chiavicozza di Guido, Pozzo di Monte Giusto, Grotta dell’Arnaro, Grotta Casaletti).

Va infine ricordato, per l’aspetto logistico, relativo al collegamento tra la zona di S. Stefano e l’immediato territorio cittadino del Monte S. Angelo, la necessità di integrazione nella prevista rete sentieristica, al fine della sua completa valorizzazione, dello storico sentiero denominato “La via della Legna e del Carbone”. Si tratta, di un itinerario inaugurato ufficialmente nel 1986 dal Comune di Terracina e dal- l’allora Azienda Autonoma Soggiorno e Turismo, in collaborazione con le associazioni: Archeoclub d’Italia-Sede di Terracina, “Cultura e Territorio” di Terracina e WWF-Sezione di Terracina, nell’ambito di un programma più vasto di “Itinerari” finalizzati ad una migliore conoscenza, valorizzazione e fruizione del- l’importante patrimonio naturale, culturale e paesaggistico presente nel territorio comunale. L’itinerario realizzato allora, nel suo percorso circolare (La Ciana-versante orientale del Monte Giusto e del Monte Pilucco-Fonte S. Stefano-Mammolini-Tignano-La Ciana) lungo circa 8 Km per una durata di circa 4 ore di cammino, posto in gran parte all’interno del Parco Regionale dei Monti Ausoni, oltre che classificato e accatastato dal CAI della Regione Lazio con il numero 541, è ancora oggi quello praticabile e costituisce la via escursionistica migliore e più diretta, la più interessante e spettacolare, dal punto di vista storico-culturale, paesaggistico e naturalistico, per collegare la città al suo entroterra collinare orientale.

Il Forum di Agenda 21 Locale, in conclusione, nella speranza di aver fornito un utile contributo per il miglioramento della proposta comunale richiamata in oggetto, è disponibile, come sempre, a fornire la propria fattiva collaborazione nell’eventuale accoglimento del progetto».

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