Verde pubblico a Terracina, dai 5 Stelle critiche e proposte


Il Movimento 5 Stelle di Terracina interviene sulle condizioni del verde pubblico cittadino. «Abbiamo in mente un’idea di città dove il nostro patrimonio archeologico e paesaggistico viene esaltato da una cornice di verde pubblico adeguato.Rendere il nostro ambiente più sano e vivibile, arricchisce l’intera città, e lascia impresso un ottimo ricordo ai turisti che ci visitano e tornano a trovarci. Ma ancora una volta siamo costretti ad affrontare, nostro malgrado, l’argomento del verde pubblico di Terracina, questione di cui ci occupammo già in un articolo del 13 febbraio 2017 poiché, a fronte dei drammatici risvolti della crisi climatica in atto e dell’ esigenza di porvi rimedio rinverdendo il più possibile le città (e non solo), qui da noi si contrappone una sorta di perverso, insensato, dissennato e apparentemente inspiegabile accanimento contro le piante laddove vengono praticate potature troppo aggressive degli arbusti e le famigerate “capitozzature” dei pochi alberi rimasti. Tutto ciò nonostante gli appelli sempre più numerosi ed incalzanti del mondo scientifico e degli urbanisti  affinché si provveda con urgenza ad invertire la rotta, a ripensare cioè, un sistema urbano in cui soprattutto le alberature giochino un ruolo strategico fondamentale nella lotta contro il riscaldamento globale.

Dunque, il <verde pubblico>, concetto che, per la prima volta nella storia urbana occidentale, prese forma nell’antico mondo ellenico, pur essendo bene d’interesse collettivo e di enorme rilevanza per la salubrità dell’ecosistema urbano e per la salute fisica e mentale dei cittadini e benché rappresenti un parametro di valutazione decisivo per viaggiatori e turisti quale elemento imprescindibile del decoro urbano, resta tutt’oggi relegato in un ambito marginale delle incombenze comunali terracinesi.

Infatti l’Amministrazione di questa città, incurante delle istanze e delle proteste di tanti, continua ad eludere il proprio ruolo di controllo sull’operato della ditta appaltatrice della manutenzione del verde pubblico generando, così, uno stato di abbandono e di incuria che interessa tutte le aree verdi della nostra città. 

E’ una storia, questa, vecchia di anni e che sta degenerando, in assoluta controtendenza rispetto agli orientamenti generali di questo momento cruciale della storia umana e in discordanza con le indicazioni stesse del capitolato d’appalto redatto, peraltro, in modo chiaro ed esauriente. Come definire, se non contraddittorio, il comportamento di un’Amministrazione che, se da un lato ha dotato alcuni parchi pubblici di strutture per l’attività fisica a beneficio dei cittadini, dall’altro, di fatto, contribuisce all’insostenibilità ambientale per omissione dei propri doveri? Si tratta di superficialità? Indifferenza?  O, piuttosto, siamo autorizzati a credere nell’atteggiamento beffardo di chi ha cercato il consenso del popolo e una volta ottenuto il proprio scopo, si è adagiato nell’inadempienza dei propri obblighi offendendo la nostra dignità e calpestando i nostri diritti di cittadini che, oltretutto, pagano un servizio che non viene effettuato?

E’ così che si scava un solco profondo che separa i governati dai governanti! Intanto la ditta del verde continua indisturbata a disattendere gli obblighi di contratto e a produrre interventi vandalici non solo, come già detto, sugli alberi, capitozzati senza ragione, ma anche su arbusti come, ad esempio, gli oleandri sul viale Circe e agli ingressi della città che per queste potature eccessive ed effettuate nei periodi sbagliati, non riescono ad esibire le loro esuberanti fioriture durante la stagione estiva. Per non parlare delle aiuole prive di alberi che tali resteranno per chissà quanto tempo ancora, di quelle pavimentate dai privati per far spazio ai numerosi “dehors” che invadono il centro storico (in parole povere, l’interesse privato che prevale sul bene pubblico con la benedizione di chi ci governa) e di quelle pavimentate dallo stesso Comune durante i lavori di ripristino dei marciapiedi (vedi lungomare Circe). E se aggiungiamo l’abbandono dei parchi cittadini, le aiuole del lungomare incolte e con presenza di calcinacci e monconi di tubi corrugati affioranti dal terreno da tempo ormai immemorabile gli alberelli messi a dimora e fatti seccare per incuria e lo squallore delle fioriere vuote  degradate a pattumiere per cittadini e turisti incivili, rendiamo un quadro abbastanza esauriente ed emblematico della situazione generale. Se pure si procede al ripristino di aiuole, giardini e giardinetti storici (come è avvenuto in piazza Mazzini), tutto appare improntato alla massima approssimazione o meglio, all’improvvisazione di chi non ha competenze professionali specifiche visto che si agisce senza il criterio di attenersi ad ipotesi di restauro basate sui dati storici o, in qualche caso, archeologici, e senza elaborare soluzioni inerenti ai caratteri del sito. In conclusione, alla sciatteria e all’impoverimento degli spazi aperti destinati a verde inseriti nel contesto urbano nostrano, fa da misero sfondo (venendone, anzi, maggiormente evidenziata ed esaltata!) la squallida edificazione che, dagli anni del boom edilizio in poi, ha prodotto per la città un danno d’immagine irreversibile che soltanto un’adeguata politica del verde urbano avrebbe potuto camuffare».

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