Una nuova visione di città. Intervista a Senesi: «Progettare come comunità»


Progettare la città, progettare come una comunità tenendo conto delle opportunità e delle criticità di Terracina. Ne abbiamo parlato con Marco Senesi, componente del direttivo provinciale del Partito democratico di Terracina. Con lui abbiamo discusso dell’importanza in questo tempo di ritornare a pianificare l’azione urbanistica e sulla consapevolezza che le scelte del presente ricadono inevitabilmente sul futuro.

Suolo consumato, cosa pensa di questo tema?

«Più si ci avvicina alla costa e più aumenta la quantità di suolo consumato. La media della provincia di Latina è pari al 10.30%, quello che interessa la nostra Città, Terracina, è del 12.50%. La maggior parte del territorio e dei terreni vengono utilizzati per agricoltura e case. Un territorio complesso il nostro, poiché estremamente variegato dal punto di vista naturalistica e culturale dove nel giro d pochi chilometri si alternano medioevo a rievocazioni storiche del dopoguerra. E se la crescita è inevitabile o scontato non è scontato il crescere bene. Il continuo consumo del suolo infatti, in maniera disordinata o aggressiva, provoca inevitabilmente un impoverimento del tessuto sociale, economico e culturale. Il danno ambientale che si produce ha e avrà ripercussioni a lungo termine. Un tema estremamente rilevante che non può più essere assolutamente ignorato. Diventa infatti fondamentale progettare una Città dove la centralità sia la capacità di dare ritmo a tutte le energie presenti. All’interpretazione reale della voglia di coinvolgimento delle risorse, delle legittime aspirazioni e vocazioni del territorio. Una piattaforma urbanistica capace di interpretare le esigenze generali e non settoriali. La capacità di realizzare interventi, servizi e infrastrutture partendo dal completamento e dalla rivalutazione o il recupero delle opere iniziate o completate».

Il nuovo anno si apre con tante sfide da affrontare. Da dove partiamo?

«Il 2019 ad esempio sarà l’anno in cui dovrà definirsi l’iter per la messa in sicurezza di Monte Cucca.  A farlo dovrà essere il Comune divenuto, dopo un grande lavoro portato avanti da anni, stazione appaltante. Come ben sappiamo questo passaggio diventa importante per la messa in sicurezza ma apre anche uno spiraglio per la riapertura del tratto ferroviario da anni orma  chiuso. Ma anche in questo caso e non è poi ancora nulla scontato, non bisogna rinunciare alle opportunità del presente per collocarle nel domani. Riaprire la stazione e di questo ne sono stato sempre convinto, è fondamentale per tutti i nostri pendolari, per i nostri lavoratori, per i nostri malati e per i nostri studenti. Senza precludere nulla. Penso infatti ad un treno che possa essere utilizzato come una metropolitana di superficie che permetterebbe anche a chi, proveniente da Città ben più lontane della nostra, lavora o studia nella capitale di alloggiare a costi sicuramente più contenuti impiegando lo stesso tempo per raggiungere Università o luogo di lavoro. Sono infatti i vantaggi di avere solo 100 Km da Roma, cosa che spesso diamo per scontato e da cui ne traiamo forse poco. Immaginiamo infatti cosa vuol dire per esempio per un ragazzo che viene dalla Sicilia se è più conveniente l’affitto a Pigneto o a Terracina. Dato che poi il tempo per raggiungere piazza del popolo, per esempio. È lo stesso. Con un treno che ti passa e ti riporta direttamente a casa. Non va costruito, c’è! Questo per dire  che poi ogni cosa  non può essere finalizzata a se stessa ma deve essere letta nella sua complessità, nella sua visione generale. E per farlo non può essere vista solo nell’immediato ma necessariamente a lungo termine. L’immediatezza infatti ha da sempre condannato il Territorio. Basti pensare alle licenze a costruire lisciate sulla nostra costa. Quelle scelte hanno sicuramente  premiato nell’immediato chi voleva costruire  e chi rilasciava il permesso ma hanno condannato e per sempre  questo territorio a rinunciare  alla sua macchia mediterranea. Ad uno spazio fatto di storia e tradizione. Hanno condannato il futuro della nostra costa ad una maggiore  e sempre più difficile gestione dell’effetto erosivo». 

Ma c’è bisogno di azioni importanti, bisogna avere una nuova visione del territorio. Vi sentite pronti a questo importante compito?

«Il nostro tempo ci chiede di adottare delle contromisure  sulle opere realizzate rendendole più attuali e quindi utili. Serve necessariamente quindi una rivisitazione del territorio, un monitoraggio dei servizi. L’opera di bonifica del territorio dove nel tempo si è insediato un sistema produttivo fondamentale e trainante per questo territorio come quello dell’agricoltura. Un mondo in continua espansione dove Coop. e aziende agricole portano avanti, spesso in solitudine, un settore delicato e complesso. Siamo ancora in attesa di ricevere segnali dalla Regione per la riapertura dello sportello agricolo di B.go Hermada. C’è poi tutto il tema mai come oggi attuale del consorzio di bonifica, della gestione e della manutenzione e dei fondi da destinare. Innovare quindi, iniziando a disegnare una Città partendo dal monitoraggio del territorio al fine di evidenziare le criticità e le necessità. Promuovere e valorizzare il nostro patrimonio storico, paesaggistico e naturalistico per dare vita ad un ritrovato stato di appartenenza, soprattutto nelle nuove generazioni. Adottare la rigenerazione urbana  e la pianificazione urbanistica come pilastri per sorreggere le azioni da intraprendere».

Dalle vostre parole esce fuori un nuovo modello di città…

«Consumo del suolo, valorizzazione del territorio, stato di appartenenza e pianificazione urbanistica. Sono questi i temi su cui costruire un nuovo modello di Città e una nuova classe dirigente. E’ l’appello che a gran voce ci rivolge il nostro tempo, specie alla mia generazione. E’ l’unico deterrente da poter mettere in campo contro le derive populiste, esasperate destinate a produrre solo slogan e propaganda».

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