Woods – L’opera prima di Cesare Salvatori


di Filippo Di Girolamo

E’ sempre un piacere poter parlare sulle pagine di AnxurTime di libri o musica, soprattutto quando appartengono a terracinesi come noi. Beh, il nuovo anno lo apriamo proprio così: la nostra attenzione va tutta a Cesare “Syd“ Salvatori, che , finalmente, dopo anni di gavetta a suonare ogni attimo del suo tempo, a Dicembre ha  pubblicato, autoproducendolo, il suo primo Ep; a conti fatti, un vero e proprio album, che, a detta di Cesare,  va a chiudere un importante ciclo musicale. Già mi piace la copertina molto anni settanta (a cura del fotografo e musicista Antonio “Opoolence” Martini) e il titolo, Woods, che io per natura sono un camminatore, sempre alla ricerca improbabile di porcini o asparagi (gli ovuli già so non li troverò mai). Beh, nel canestro, questa volta ho trovato un pugno di belle canzoni: otto per la precisione, in cui Cesare sviscera tutto il suo amore per la musica, lui che ama i Queen e Jeff Buckley, così come Neil Young. Scrivo questa recensione di getto, dopo aver ascoltato i pezzi alcune volte. Ad entusiasmarmi subito, sono proprio i brani dal sapore folk, autunnale, che odorano proprio del bosco. Parlo di Wood Blues, Forever Rock e An Island in The Sky, di cui su youtube è disponibile un bellissimo video, nostalgico, onirico, a-la David Lynch, girato a Sabaudia. Brano dalle sonorità world music in cui la voce di Cesare è leggera, lieve, quasi eterea, capace di avvolgere l’ascoltatore  in una spirale sottile, che si libra insieme alle note acute e taglienti della limpida chitarra, trasportate dalle ipnotiche percussioni del grande Ambrogio Feud come in un mantra, e si conclude con un assolo fatto a mestiere dal Chitarrista Alex Di Mauro. Altro cameo da segnalare nel video, quello della violinista Angela Alla (Etnosonica). Non da meno comunque sono i brani più squisitamente rock, l’epica e multistilistica When The Sun Goes Down (che rivela l’amore di Cesare per il cinema western e per Morricone) e l’energica We Live for Rock’n’roll  (a metà strada tra White Stripes e un certo Adult Oriented Rock primi anni novanta). A completare la sequenza, delle chicche vere e proprie come, la versione strumentale di An Island in the sky e Christmas Candle  il regalo natalizio, in duplice versione, cantata  e strumentale, che Cesare, mi piace immaginare, ha fatto forse prima di tutto a sé stesso, e poi agli altri, laddove il suo amore viscerale  per i Queen emerge incondizionato. E la lezione? Mai mollare, crederci sempre.

Per chi fosse interessato all’acquisto, il cd, corredato anche da un libretto con i testi delle canzoni è disponibile, al modico prezzo di cinque euro, presso l’Old Square a Piazza della Repubblica e presso l’Officina Zero su Corso Anita Garibaldi: cosa non da poco,  gran parte del ricavato, sarà devoluto a sostegno dell’ Associazione PeterPan Onlus. Insomma, esame superato a pieni voti per Cesare.

Ma siamo ancora curiosi di scoprire qualcos’altro su di lui. Così lo incontriamo per fare qualche domanda.

D: Ciao Cesare, complimenti per il tuo Woods. Una domanda però mi sorge spontanea: perché la scelta esclusiva  dell’inglese? Ritieni che la tua vocalità possa esprimersi al meglio in tale lingua? Ti cimenterai con brani italiani in futuro?

 

R. Ciao Filippo, si sarà trattato forse (sicuro) di un “difetto” adolescenziale, l’obbligo di sentirsi internazionali al tal punto di doversi comportare come quelle band che tanto ci hanno fatto sognare e ci hanno insegnato. Vuoi forse un po’ essere all’altezza di esprimere in questo caso un linguaggio “mondiale” vuoi che l’inglese fa figo o sicuramente è più facile da adattare alla musica, almeno secondo come mi arriva. L’Italiano per quanto possa far storcere il naso a chi canta in inglese, credo sia una questione di scrittura adattata alle giuste vocalità e parole, quindi bisogna esser davvero bravi a scrivere testi di canzoni italiane. Difatti, molti Artisti nazionali che son passati dall’inglese alla lingua nostrana, il lavoro dei testi l’hanno considerato il più complicato. Per quanto mi riguarda, mi sto parecchio interessando ultimamente, dato il vasto panorama indie che a mio avviso ha molte cose interessanti e stimolanti.

 

D: Che cosa è per te il successo? Parteciperesti mai ad un talent show musicale?

 

R: Molti confondono il successo con la visibilità attraverso i media. Il vero successo è riuscire a realizzare ció che ti sei prefissato e soprattutto, esser apprezzato dal pubblico, con ció che ti sentivi di realizzare, senza scendere a compromessi, ma essere esattamente te stesso. Questo secondo me è il vero successo che ti da soddisfazione e che ti appaga, nella musica e in ogni situazione di vita. Il resto che molti forse tendono a confondere come successo è in realtà fama, ovvero l’apparire ad ogni costo, proporsi attraverso talent e varie unicamente per diventare “famosi” in fatto di visibilità mediatica; il motivo per il quale non condivido la politica dei talent, poiché la musica è messa in secondo piano, quella è televisione e giustamente chi la ama, la fa. Ma questo è il mio pensiero.

 

D: Musica dal vivo. Meglio solista o con una band?  Quando e dove potremo ascoltarti nei prossimi mesi?

 

R: Suonare dal vivo è importantissimo ed è il segreto che molti un po’ trascurano come chiave di successo, avvalendosi del punto precedente di cui abbiamo parlato. Suonare in più posti possibili davanti a più persone possibili, unico modo per espandere ció che produci e che esprimi. Ho avuto delle band, ma riguardo la mia esperienza molte chiacchiere, progetti (anche validi), ma poco sacrificio, ho voluto quindi esser unicamente responsabile e traghettatore dei miei progetti. Riguardo sempre i live, mi circondo di persone che amo definire, compagni di viaggio che credono nel progetto, ed è comunque importantissimo anche il supporto di terzi nelle performance dal vivo. Nei prossimi mesi dove potrete ascoltarmi? Ovviamente dove avranno il coraggio di chiamarmi (ride)

 

D: Cesare, Terracina e la musica. Cosa ti evoca questa associazione?

 

R: Terracina ha un grandissimo patrimonio artistico, laddove tantissimi musicisti (e non solo), hanno una vera e propria identità, capace anche di entrare in qualche maniera nell’immaginario collettivo; in questo non abbiamo assolutamente nulla da invidiare alle città limitrofe, Terracina ha tanto da dare e sarebbe bello anche se ci fosse più condivisione e fratellanza tra musicisti e artisti vari, che a mio avviso è un po’ carente. Porteró sempre con me, il ricordo della magica serata di solidarietà al Teatro Traiano in seguito al tornado del 29/10/2019 ): iniziative del genere dovrebbero esser frequenti, non solo in caso di catastrofi. Ce ne sono molte di situazioni , anche individuali, che vanno aiutate e sostenute e l’Arte, in questo, può dare davvero dei segnali importanti come si è dimostrato.

 

D: Domanda di rito. A chi dedichi questo album?

 

R: Dedico l’album a chi ci ha lavorato, vale a dire gli amici musicisti, in primis quelli con il quali ho condiviso le prime suonate adolescenziali e che ancor tutt’oggi mi supportano (e sopportano), ai produttori,  a chi ha lavorato dietro le quinte per i video, a Antonio OPOOLENCE per la magnifica fotografia e cura dei dettagli grafici o, e ovviamente a tutti coloro che mi seguono in maniera affiatata e altri che (spero) possano iniziare a farlo, ma a maggior ragione, questo ciclo iniziale è dedicato in maniera sentita ai miei nonni che mi mancano ogni giorno ma dai quali allo stesso tempo ho trovato l’ispirazione poetica, per dare uno spessore importante a quel che faccio.

Grazie!

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Buona musica!!!

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